UNO

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Andrea

«Tiiin-tiinn» il suono del piccolo campanello in vetro sopra la porta segnala l'ingresso di un cliente.

Seduta sulla mia poltrona alzo gli occhi dal libro che sto leggendo e sorrido automaticamente, nonostante sia la mia pausa pranzo.

Sono le 13.45. Ho dimenticato di nuovo di chiudere la porta.

L'uomo si guarda in giro, spaesato, il panico in volto, mi vede e gli sorrido di nuovo, deve aver avuto una brutta giornata, sembra aver visto un fantasma.

«Buongiorno» dico con il mio solito tono gentile.

Lui mi fissa e accenna un sorriso che però non raggiunge gli occhi.

«Se ha bisogno io sono qui» dico abbassando di nuovo lo sguardo sul mio libro, intuisco che molto probabilmente non è interessato agli articoli del mio negozio.

«Mi scusi io...» sospira «non volevo disturbarla» riesce a dire sprofondando in una poltroncina con le mani sul viso.

Oddio...

Chiudo la copia di Orgoglio e Pregiudizio che sto rileggendo per l'ennesima volta, mi alzo e chiudo la serratura del negozio, cosa che probabilmente avrei dovuto già fare.

Lui mi fissa con aria interrogativa, gli sorrido da sotto la mia frangia scura e dico «Sono in pausa pranzo, fino alle 16.00 il negozio è chiuso».

«Oddio, mi scusi io...» dice lui imbarazzato alzandosi.

«Nessun problema, le va una tazza di tè? Sembra averne bisogno...» commento imbarazzata.

Lui annuisce e ribatte «Non ha niente di più forte?»

Gli faccio cenno di seguirmi.

Lo vedo che si guarda intorno stupito e lo accompagno nella piccola corte interna subito dopo la saletta da tè.

«Ma che posto è questo?» chiede lui incantato.

Sorrido felice del mio piccolo angolo di mondo.

«Pensavo fosse una libreria...» dice imbarazzato.

«Lo è» rispondo io sorridendo «ma non solo...»

Lo faccio accomodare a sedere intorno a un tavolino in ferro battuto decorato in ceramica.

Lui lo fissa emozionato.

Entro nella cucina che si affaccia sulla corte da una grande vetrata e lo continuo a studiare.

Preparo due teiere con acqua calda e un whisky, e torno fuori.

Mi accomodo di fronte a lui e gli porgo una delle due teiere, più il whisky, lui mi guarda imbarazzato ma sorride leggermente, poi si tuffa nella selezione di tè e tisane.

«Io sono Andrea».

«Alessandro, piacere» risponde scegliendo un English Breakfast nero.

Lo guardo in silenzio, studiandolo leggermente cercando indizi che mi possano aiutare a capire chi è e cosa lo ha portato qui.

Indossa del jeans Levi's 501 scuri con qualche strappo sulle ginocchia, una t-shirt bianca, un giubbotto di pelle nere e delle Adidas. Avrà circa trenta-trentacinque anni. Nessuna fede o anello.

I capelli sono corti ai lati e più lunghi davanti, spettinati, i grandi occhi verdi mi scrutano con sospetto, la bocca carnosa è socchiusa.

«Da cosa stai scappando Alessandro?» chiedo seria.

«Io non sto scappando...» e mentre lo dice abbassa lo sguardo.

«Mmmm...sicuro? Sembrava che tu avessi visto un fantasma».

«È così...» risponde mesto.

Alessandro

Questa strana donna continua a fissarmi con quegli occhi scurissimi, tendenti al nero, da sotto la sua frangia un po' troppo lunga.

I capelli lunghi fino a metà schiena le ricadono in onde morbide sulle spalle, anch'essi sono scuri, quasi neri.

Andrea... non ho mai conosciuto nessuna donna con questo nome, mi domando se sia italiana...

Ha gli occhi dolci e quando sorride le si arriccia leggermente il naso, se non avessi appena visto chi ho visto probabilmente ci proverei come mio solito, è davvero molto bella, ma non sono proprio dell'umore adatto per una scopata in questo momento.

I suoi occhi sono dolci ma indagatori e come se mi conoscesse da tutta la vita mi domanda semplicemente «Da cosa stai scappando Alessandro?» resto senza parole...come ha fatto a capire che sto scappando, non mi conosce nemmeno.

Come faccio a spiegarle che dopo quasi dodici anni ho rivisto Camilla, credevo fosse l'amore della mia vita, la madre di Leonardo, la donna che mi ha lasciato con un bambino di due anni da crescere e che non si è mai più voltata indietro rinunciando a me, a Leonardo e alla famiglia che avevamo costruito.

Eravamo giovani, dio se eravamo giovani, avevamo ventidue anni, solo ventidue anni.

Come faccio a spiegarle che da quel giorno il mio cuore si è chiuso e non ha permesso a nessuno di entrarvi più.

Ho dedicato tutta la mia vita a Leonardo, l'unica costante amorosa della mia vita, oltre i miei amici e la musica.

Come posso spiegarle che vedere i suoi lunghi capelli biondi, il suo corpo, i suoi occhi blu, la sua bocca... è stato come se il mio cuore avesse ricominciato a battere dopo tutto questo tempo, come se finalmente fossi tornato alla luce dopo anni di oscurità, ma allo stesso tempo vederla con quell'uomo, la carrozzina, la bambina per mano di lui, mi ha fatto ricadere nel buio ancora più a fondo di quanto non lo fossi prima di averla rincontrata.

E così semplicemente rispondo «Io non sto scappando...»

Sorride e le brillano gli occhi sotto la frangia, un movimento leggero del sopracciglio sinistro anticipa le sue parole «Mmmm... sicuro? Sembrava che tu avessi visto un fantasma».

Cazzo!

«È così...» rispondo.

«Mi dispiace, doveva essere una do... una persona importante» dice improvvisamente rabbuiandosi.

«Lo era...» ammetto sorseggiando questo dannato tè, perché non ho scelto subito il whisky? Odio il tè!

«Puoi bere il whisky se il tè non è...esattamente il tuo genere» dice lei ridendo.

Ma come diavolo ha fatto?

Scoppio a ridere, forse più per il nervoso che altro, cosa sto facendo?

«Si vedeva così tanto che non è proprio la mia passione eh?»

Lei annuisce sorseggiando il suo.

Afferro il whisky e lo sorseggio... finalmente. Sento il fuoco scorrermi nella gola scacciando quel saporaccio di acqua sporca.

«Quindi?» chiede lei.

Quindi cosa? Ma chi sei? Cosa cazzo sto facendo? Perché sono in questo giardino strano a parlare della mia vita con una sconosciuta?

La guardo con aria interrogativa ora mi chiederà chi ho incontrato, per un attimo mi era sembrata diversa e invece è esattamente come tutte, sospiro e le rispondo «Quindi cosa?»

Appoggia la tazza sul tavolo, poggia una mano sotto il mento e mi guarda con i suoi occhi scuri che mi destabilizzano per un secondo «Quindi... chi sei Alessandro?»

FulmineDove le storie prendono vita. Scoprilo ora