Nevaeh Rose
Apro gli occhi e sbatto le palpebre più volte abituandomi alla luce fredda, che mi colpisce. Sollevo lentamente la testa e un lamento di dolore scivola fuori dalla mia bocca, per via del collo indolenzito.
Muovo la testa piano a desta e a sinistra, ispezionando l'ambiente circostante. La stanza è spoglia e gelida e lo sporco delle pareti si mischia con la muffa sugli angoli. L'odore pungente della muffa e quello metallico del sangue entrano nelle narici e l'odore di cloroformio ancora sotto al naso, mi fanno arricciare il naso e fare una smorfia di disgusto.
Non molto distante c'è un tavolo di metallo arrugginito e una sedia in legno. Assottiglio gli occhi cercando di capire cosa ci sia sopra di esso, ma la mia attenzione viene catturata dagli schizzi di sangue a terra e contro il muro. Ingoio il groppo in gola e faccio per alzarmi ma una forza maggiore me lo impedisce.
Abbasso lo sguardo sulle mie caviglie tenute da corde strette. Serro la mascella e muovo le mani dietro la schiena, ma il dolore intorno ai polsi, che sono compressi dal legno della sedia, cresce ad ogni mio movimento.
Il respiro accelera velocemente quando le scene che si ripetono nella mia testa. La lama del coltello sporca di sangue. Il ghigno sul volto. Il colpo di pistola. I pneumatici che stridono sul terreno. L'ultimo volto che ho visto prima che tutto diventasse nero.
Le mie iridi si soffermano su un punto indefinito e chiudo gli occhi, ispirando profondamente mentre il mio cervello elabora un modo per uscire da questo posto. Apro gli occhi di scatto e inizio a muovermi velocemente sulla sedia, spostandola dal posto in cui è.
Se la faccio cadere all'indietro riesco almeno a liberare le gambe. Con i talloni mi do una spinta all'indietro, che risulta quasi nulla vista le corde mi impediscono di metterci forza. Mi sporgo all'indietro con il busto, così che le gambe avanti della sedia si sollevano. Quando l'equilibrio non c'è più, la sedia cade.
«Cazzo.» Strizzo gli occhi per il forte impatto con il pavimento e per via della sedia rotta. Sul mio viso comprare una smorfia di dolore quando la schiena sbatte violentemente contro la superficie fredda e un pezzo di legno preme sul mio rene.
Faccio un respiro profondo e apro gli occhi, tirandoli su lentamente. Il rumore ancora riecheggia nelle mie orecchie. Mi giro su un fianco e poso le mani a terra, facendo leva così che possa alzarmi in piedi. Sento la schiena mordermi, sicuramente un livido si è già formato, ma adesso è il male minore.
Scuoto la testa sentendo le gambe diventare gelatina quando sono in piedi e mi guardo intorno alla ricerca di una via di fuga. Ci sono due porte a lato opposto della stanza. Mi massaggio i polsi, camminando lentamente verso una delle due.
«La testa adesso non ci voleva.» Metto una mano sulla tempia quando sento un improvvisa emicrania attaccarmi. «Resisti Nev, resisti.» Affermo a me stessa, sbattendo le palpebre quando sono davanti alla porta, che però all'improvviso sono diventate due.
Allungo la mano verso la maniglia, ma quello che tasto è il muro e l'unica cosa che afferro è l'aria. Scuoto la testa e porto entrambe le mani sulle tempie massaggiandole.
Devo farcela. Devo resistere.
Appena sento la testa farsi più leggera, ispiro profondamente e afferro la maniglia. Il cuore batte all'impazzata nella possibilità che possa esserci qualcuno dall'altra estremità. Non tempo da perdere e devo scappare finché sono in tempo, almeno provarci.
Ignoro il dolore persistente alla schiena per la botta e abbasso velocemente la maniglia. Si muove a vuoto per via della porta chiusa a chiave. Sposto lo sguardo sulla serratura e aggrotto lo sopracciglia quando non ne vedo una.
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ONEIRATAXIA
RomanceONEIRATAXIA SEQUEL DI DECEITFUL L'incapacità di distinguere l'immaginazione dalla realtà. «Baciami e capirò che è reale.» Seconda Parte 🥇in #oscuro (19/10/22) 🥇in #hermantommeraas (12/12/22) 🥇in #charlyjordan (13/06/23) 🥇in #madelyncline (11/1...
