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Capitolo 52

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Nathaniel

Guardo il profilo della mia ragazza che dorme accanto a me. Ha le labbra leggermente schiuse e i capelli biondi sparsi sul cuscino. Si inumidisce le labbra nel sonno e si gira sul fianco, rivolta verso di me. Sfrega la testa contro il cuscino e di conseguenza i capelli le ricadono sul viso, solleticandole il naso.

Porto la ciocca in questione dietro l'orecchio e le  sposto i capelli dietro la spalla. Sta recuperando tutte le ore di sonno che ha perso in ospedale. Maddie mi ha detto che ha avuto difficoltà a dormire e che ora che sono stato dimesso, devo cercare di farla riposare il più possibile.

Le sfioro lo zigomo con il pollice, ma i capelli ricadono sul suo viso, solleticandole il naso e di conseguenza svegliandola per il solletico. Sbatte le ciglia più volte per abituarsi alla luce diretta che filtra dalla finestra. La osservo mentre allunga i piedi stiracchiandoli e fa la stessa cosa con le braccia.

«Mi stavi guardando dormire?» Si volta verso di me e mi guarda con un sorriso beffardo. «Si.» Schiocco la lingua sul palato e le afferro il mento tra le dita.
«Problemi a riguardo?» Tengo il contatto visivo, beandomi della vista dei suoi occhi.
Nev scuote la testa e mette la mano sul mio bicipite.

«Si perché avrei preferito svegliarmi con un tuo bacio.» Sporge le labbra verso fuori ed io faccio scivolare la mano sulla sua guancia, avvicinandola a me. Lei presa dal momento infila la gamba tra le mie cosce e posa le labbra sulle mie.

La mia lingua cerca vogliosamente la sua. Da quando sono tornato a casa è la prima volta che la bacio e cazzo quanto mi sono mancate le sue labbra. Poi di prima mattina lo sguardo assonnato e i capelli in disordine è ancora più bella.

Le cingo il fianco con la mano e lo stringo con forza. Nev mette la mano sul mio addome e sfiora la pelle nulla. Le sue mani fredde mi elettrizzano il corpo, volendo approfondire il bacio. Quindi infilo la lingua nella sua bocca con irruenza e lei si sistema a cavalcioni sulla mia gamba per una maggiore stabilità.

«Non hai idea di quanto tu mi sia mancato.» Mormora tra i baci umidi ed io annuisco. «Tu mi sei mancata fin troppo, Nev.» Le mordo il labbro inferiore per poi riprendere a baciarla.

«Pensavo di averti perso per sempre.» Biascia per via del gesto poco casto che ci stiamo scambiando. La sua mano scivola lungo il ventre sfiorando le linee della V. «Non mi perderai mai.» Affermo con tono deciso e mi stacco da lei, afferrando le sue mani.

«Guardami Nev.» Unisco le sue mani per poi cingerle con le mie. «È tutto finito. Nessuno ti farà più del male. Te lo prometto.» Mi guarda negli occhi per quelli sembrano minuti, ma dal suo sguardo capto qualcosa di non detto.
Di conseguenza porta le mie mani alla bocca e ne bacia entrambi i dorsi.

«Siamo solo noi due Nev.» Metto entrambi i pollici sulle sue guance, disegnando dei cerchi immaginari.
«Noi tre.» Mi corregge e fa scivolare la mano sulla sua pancia.
Noi tre. Fa strano sia dirlo che sentirlo.

«Prima del tuo incidente ho sempre visto la nostra relazione come una boccata d'aria fresca nelle nostre vite complicate. Ma quando...» Serra la mascella e i suoi occhi diventano lucidi.

Un aspetto che mi piace della gravidanza è che riesce a rendere fragile ogni aspetto che lei ha sempre soppresso. Mi sporgo verso di lei e le bacio sotto l'occhio dove una lacrima sta combattendo per scendere.

«Ma quando ti ho visto a terra senza vita... il mio cervello è andato in panne e l'unica cosa a cui pensavo era un modo per farti tornare da me.» La sua mano afferra la mia e gira la testa per baciarmi il palmo della mano.
Jake mi ha detto che se Nev non fosse intervenuta subito, non ci sarebbe stato più niente da fare. Ed è qui che mi sento un pezzo di merda.

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