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Capitolo 42

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Nathaniel

Guardo Nev intensamente, fissandola. Quelle tre parole si ripetono nella mia testa, ma l'unica cosa che ha la mia totale attenzione sono i suoi occhi. Un luccichio diverso lì pervade. Avrei dovuto renderne conto prima, così da poterla fermare.

Ma il problema è che non mi sono reso conto di molte dei gesti e delle parole che ho detto. Mi ha fottuto il cervello nello stesso modo in cui io mi fotto lei. È entrata con prepotenza dove non era concesso di entrare a nessuno.

«Nate?» La sua mi risveglia dai pensieri, mandandomi in allerta con la sua espressione preoccupata. Come quella volta che si è presentata in camera mia con una pie di ciliegie per il mio compleanno.

Ma non rispondo, la guardo come se fosse la cosa più preziosa di questo mondo. Persino il mio sguardo può macchiare il candore della sua essenza. Cristo quanto cazzo è bella.

Non aspetta una mia risposta e si asciuga velocemente le guance tirando su con il naso. Si alza di scatto, facendomi indietreggiare visto che mi trovavo tra le sue gambe. Ma anche resto immobile.

Quando fa un passo avanti per scavalcare le mie gambe che le fanno da barriera, metto un ginocchio tra le sue cosce e mi alzo di scatto, facendola cadere all'indietro. La prendo al volo, tenendo una mano salda sulla sua schiena e l'altra sul suo fianco.

Nev si aggrappa alle mie spalle e solleva una gamba lungo il mio fianco come riflesso. Io porto una mano sulla sua guancia e con prepotenza avvicino i nostri visi, schiantandola le labbra sulle sue.
Il suo corpo si rilassa immediatamente al gesto che tanto fremeva e ricambia il bacio, accennando un lieve sorriso coltro le mie labbra.

La mia lingua cerca la sua, picchiettando contro le sue labbra, che si schiudono prontamente. Ogni volta che la bacio il primo, perché ognuno è diverso. Molti baci sono stati di rabbia, di desiderio, di passione. Questo invece è un bacio di cui entrambi abbiamo bisogno.

La sua lingua si muove sulla mia, sfiorando la pallina del piercing, che la fa eccitare ogni volta.
Il mio corpo sporge in avanti, facendo pressione sul suo all'indietro. La schiena inarcata le permette di avere un maggior contatto con il mio corpo, trasmettendomi il suo calore attraverso lo strato sottile di cotone che indossa.

Tolgo la mano dalla sua guancia e la faccio scivolare lungo il corpo, affondando le dita nella carne della sua coscia. Mugola in consenso e solleva di più la gamba, costringendomi ad afferrare anche l'altra per tirarla su.
Istintivamente Nev allaccia le cosce attorno ai miei fianchi ed io mi siedo sul divano, per avere una maggiore stabilità.

Si stacca da me per recuperare fiato e allaccia un braccio attorno al mio collo e recupera la mia collana con l'altra mano. So per certo che non farà domande riguardo a ciò che le ho rivelato poco fa, ma serro la
alla vista del pugnale sul palmo della sua mano.

«Non ti fa male?» Solleva lo sguardo su di me, guardandomi con le labbra gonfie per via del bacio. Serro la mascella e la fisso con un'espressione interrogativa. Il suo pollice sfiora la punta affilata del ciondolo.

«Non ti fa venire in mente brutti ricordi?» Rigira la collana tra le dita e si schiarisce la voce, quando il mio corpo si irrigidisce a quella stupida domanda.

«Ha contribuito a portarmi dove sono ora. A non fidarmi di nessuno.» Tiro su nervosamente in il naso. «Di me ti fidi.» Risponde con prontezza, spiazzandomi.

«Perché sei una ficcanaso e anche una rompicoglioni molte volte.» Afferrò il suo mento con indice e pollice, direzionando la sua attenzione verso di me. «Ma non sei quel genere di persona, Nev.» Stabilisco il contatto visivo, che lei mantiene.

ONEIRATAXIA La tua prossima ossessione. Scoprilo ora