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Capitolo 54

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Nevaeh Rose

Mi guardo allo specchio dopo aver raccolto i capelli in una coda alta. Ultimamente li sto lasciando andare e non vado più dal parrucchiere frequentemente. Si vedono le radici più scure delle lunghezze biondo miele e i capelli che prima mi arrivavano all'altezza del petto, ora le punte mi sfiorano l'ombellico.

Sistemo il cappellino nero con la visiera abitano allo stesso brand del reggiseno sportivo e dei pantaloncini da ciclista ed esco dal bagno.
Mi dirigo in camera e trovo Nate seduto sul bordo del letto con il telefono tra le mani.

È così preso dal suo cellulare, che non si accorge nemmeno della mia presenza, così ne approfitto per sedermi sul puff e infilare le scarpe da ginnastica.

Alla fine ieri sera siamo restati a casa mia, i miei genitori vogliono stare del tempo con noi prima di andare via di nuovo. Questa volta i loro incarichi saranno triplicati visto che quasi sicuramente mamma prenderà il posto di Ronald assieme a papà.
La loro missione a cercare la spia nel bureau andava avanti da anni.

«Nate...» Mi alzo di scatto quando la mia testa inizia ad elaborare la teoria. Nate solleva la testa e mi guarda in attesa che io parli.

«E se Wallace lavorasse per Ronald? Spiegherebbe come mai ha finto di essermi amico. Volava uccidere i miei genitori così che non avrebbero mai scoperto chi fosse la spia.»

Nate blocca il cellulare e mi guarda. Mi alzo e lo raggiungo mettendomi davanti a lui.

«Nev.» Mi richiama.

«Si?» Lo guardo.

«Non parleremo di ciò. Fattene una ragione.» Sfila la maglia restando a petto nudo con solo un paio di pantaloncini neri. Sta cercando di distrarmi con il suo corpo? Non accadrà.

«Non puoi tenermi fuori di nuovo. Ho bisogno di sapere tanto quanto te.» Incrocio le braccia al petto.

«Wallace è morto e Ronald è in una prigione federale. È finita. Smettila.» Mi abbassa la visiera del cappellino così che la mia vista viene coperta. Roteo gli occhi contrariata anche se lui non può vedermi.

«Ma la verità non la sappiamo ancora.» Sollevo la visiera e guardo il vuoto davanti a me, così mi volto per ritrovarmi Nate già fuori dalla camera.

Stronzo.

Mi affretto a raggiungerlo e resto dietro di lui mentre scendiamo le scale. Forse abbiamo dormito più del dovuto quando in cucina non troviamo nessuno se non Alex al computer.

«Buongiorno. Mamma e papà?» Faccio il giro dell'isola e apro il frigo. Voglio tenermi leggera per la corsa, ma allo stesso tempo ho bisogno di energie. Tante energie per battere Nate e vincere la scommessa.

«Giorno.» Mi fa cenno con la testa verso il giardino sul retro. La sua attenzione ricade sul ragazzo tatuato alle mie spalle, che non sembra ancora andargli a genio.
Capisco il comportamento da fratello maggiore, ma la sua espressione mia più all'odio nei confronti di Nate.

«Vado a salutarli e dirgli che usciamo.» Lascio un bacio casto sulle labbra del mio ragazzo e mi giro verso la porta finestra che apro.

«Buongiorno.» Esco fuori e saluto i miei genitori. Solo una volta che valico la soglia, mi accorgo che assieme a loro c'è anche mia sorella. Mi accoglio captando la sua espressione.

«Sapevi che tua sorella va dallo psicologo?» Mamma si volta verso di me, mettendomi al centro della conversazione.
Resto in silenzio.

«Per quale motivo non ce lo hai detto?» Mi guarda.
«Non era mio compito dirvelo.» Faccio un passo avanti. Maddie evita il contatto visivo e guarda un punto indefinito del pavimento in legno con le braccia incrociate al petto.

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