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Capitolo 59

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Nathaniel

Tengo lo sguardo sulla grande casa davanti a me, restando a distanza insieme ai miei fratelli. Siamo qui da almeno dieci minuti e nessuno dei tre ha aperto bocca.
Da lontano ha fatto sempre un effetto diverso, rispetto a vederla così da vicino.

La mia attenzione passa dal giardino ormai incolto, la staccionata rovinata e il muschio che si è insinuato sulle pareti, assieme alle piante che incombono attorno alla casa.

Sono anni che nessuno se ne cura, visto che non è mai stata venduta. Tutti qui conoscevano i nostri genitori e nessuno si è mai permesso di comprarla, o meglio ci hanno provato dei turisti del Maine, ma non è andata a buon fine.

I compleanni, i Natali, le cene con i nostri amici, le domeniche passate a vedere le vallate dal portico di casa, il percorso che facevano con i miei fratelli per sgattaiolare la notte e dormire nelle stalle.

Tutta la nostra infanzia è racchiusa in questa casa.
I nostri ricordi sono in quelle quattro mura.
I nostri ricordi felici.

«Forse dovremo provare ad entrare.» Suggerisce Harry.

Mi riprendo e stacco via il cartello 'Vendesi' dalla recensione. Lo lancio a terra e mi volto verso i miei fratelli.

Oltrepassiamo il cancello ormai rotto e mentre i miei fratelli proseguono verso casa, io resto indietro. Ispiro profondamente e porto una mano dietro al collo massaggiandolo.

Sto temporeggiando, lo so.

Nel momento in cui faccio un passo indietro qualcuno al mio fianco ne fa uno avanti. La figura alla mia sinistra mi prende la mano e senza distogliere lo sguardo dalla casa abbandonata, mi accenna un sorriso.

Stringo la presa sulla sua mano e lascio che il suo profumo mi invade le narici e avanzo lentamente, con l'erba così alta che arriva fino a metà polpaccio e a Nev fino al ginocchio.

«Da quanto stavi progettando tutto ciò?» La guardo con la coda dell'occhio.

«Da quando eri in ospedale. Contavo di dirtelo per il nostro primo appuntamento, ma i documenti non erano ancora pronti.»

«E hai fatto tutto di nascosto con Bob.» Continuo io e lei annuisce fiera.

«Era l'unica cosa che mi teneva la testa impegnata quando...quando eri in coma.» Mi stringe la mano per maggiore rassicurazione.

«E se la contea non avesse accettato la vostra domanda?» Mi fermo davanti al portico e mi voltò verso di lei.

«Una persona mi ha insegnato che a volte le maniere forti sono necessarie per ottenere quello che si vuole.» Scherza, strappandomi un sorriso.

«Mh...e come avresti fatto?» Jake e Harry mi affiancano, avendo seguito la nostra conversazione.

«Con il programma di Jake che riesce a scavare nel passato di tutti. Quindi li avrei minacciati con i loro segreti in cambio di...» Harry interviene e le mette una mano sulla bocca, impedendole di finire la frase.

«Cristo santo, Nev! Stai diventando peggio di Jake e Nate. Da quando usi i ricatti per i tuoi tornaconto personali?» Le domanda e la ficcanaso sposta la mano del suo migliore amico.

«Da quando ha capito che è un modo efficace ed indolore per aggirare il sistema e fare ciò che vuole. È una Wilson, cosa ti aspettavi.» Replica Jake passando un braccio attorno alle spalle di Nev.

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