«Sveglia»
Mugolai nel sonno sentendo in lontananza una voce che mi chiamava.
«Hyuna...»
Ancora quella voce che mi chiamava.
«Chiunque tu sia, vattene» ancora con gli occhi chiusi e mezza assonnata tentai di scacciare con la mano chiunque si fosse steso accanto a me sul letto, ma mi accorsi di non riuscirci. Aprii piano un occhio e mi ritrovai davanti il ghigno soddisfatto di Chan.
«Buongiorno, piccola»
«Che cavolo ci fai sul mio letto?» mormorai con la voce ancora impastata dal sonno. Cercai di stropicciarmi gli occhi ma anche stavolta le mie mani non riuscirono ad arrivare al viso. Con gli occhi mezzi chiusi sollevai lo sguardo scoprendo di non poter muovere le mani perché erano legate alla testiera del letto. Con le sopracciglia aggrottate provai a strattonare i polsi ma il nodo era stretto, non tanto da farmi male ma abbastanza da non permettermi di muoverle.
«Liberami subito!» ringhiai sconvolta.
«Perché dovrei farlo?» scese dal letto ridacchiando e con una mossa fluida si tolse la maglietta dalla testa. La situazione, per quanto assurda, stava rischiando di mettere i miei ormoni in seria difficoltà. Non potei non notare tutti i piccoli movimenti che i suoi muscoli facevano ogni volta che si muoveva. Era un richiamo troppo invitante per i miei occhi. Mi morsi il labbro.
«Chan... slegami» mormorai distogliendo lo sguardo. Per quanto il suo corpo fosse un richiamo per gli occhi dovevo rimanere concentrata sul perché ce l'avessi con lui.
«Dimmi perché devo slegarti»
«Perché questa domestica l'hai già provata, no?» chiesi sarcastica, velando la voce di rabbia.
«Piccola, anche se fosse, con la domestica faccio quello che voglio» salì a cavalcioni su di me, intrappolandomi tra le sue gambe muscolose. Sembrava un angelo tentatore caduto su di me per portarmi sulla via della perdizione. I suoi occhi, più scuri del solito, celavano una passione che stava per scoppiare anche in me.
Maledizione.
«Non credevo ti saresti arresa così facilmente» sorrise abbassando il viso all'altezza del seno, posando un bacio attraverso la stoffa della maglietta. Mi inarcai istintivamente verso di lui.
«Arrendermi a te? Mai.» sapevo di star mentendo ma dovevo assolutamente provare a mantenere un contegno. Cominciai a muovermi sotto di lui, cercando di liberarmi in qualche modo. Restando in equilibrio sulle ginocchia, mentre mi dimenavo, mi afferrò i fianchi, posizionando il mio corpo a suo piacimento facendo si che il mio ventre si trovasse a contatto con l'erezione che spingeva contro la stoffa dei pantaloni. Rabbrividii, intensificando i miei sforzi.
«Così è fin troppo facile» ridacchiò. Lo vidi alzarsi, torreggiando su di me. Senza alcuno sforzo mi fece girare sulla pancia, mettendosi comodo sul mio sedere. La corda legata ai polsi tirava e dovetti inarcare la schiena per sistemarmi meglio in quella posizione. Non lo vedevo, ma proprio per questo avevo i brividi lungo la schiena e il corpo in allerta. Mi sollevò la maglietta sulla schiena, passando la punta del dito nell'incavo della spina dorsale. Il dito venne presto sostituito dalla lingua che disegnava cerchi bollenti sulla pelle. Mi accarezzava con mani leggere ma decise. Approfittai del fatto che non potesse vedermi per chiudere gli occhi e lasciarmi andare solo per un secondo a quel contatto. Tutt'a un tratto lo sentii scendere da sopra di me e sparire completamente dalla mia visuale.
«Chan?» provai a rigirarmi ma le sue mani mi bloccarono e mi spinsero di nuovo al mio posto «Guarda che se non mi sleghi subito comincio a urlare!»
«Fallo» sussurrò al mio orecchio «Sei così sexy quando ti incazzi» afferrò l'orlo dei miei pantaloni e li fece scivolare sulle gambe. Quando sentii l'aria colpirmi il sedere coperto solo dalla stoffa leggera delle mutandine rabbrividii ma non avrei saputo dire se per l'aria improvvisa o per l'eccitazione.
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Call me Daddy || BangChan (In revisione)
FanfictionPassare da una piccola città di pescatori ad una grande metropoli era già un cambiamento enorme per una ragazza di soli ventidue anni, ma ritrovarsi a dover badare a otto ragazzi famosi, incasinati e belli come il peccato sembrava una sfida impossib...
