Capitolo Otto || Festa, Lacrime e Liquore

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"Matti, senti ti volevo chiedere una cosa"
Dario, con la bocca piena, gli passò una pizzetta dal tagliere portato dal cameriere.

Era passato poco meno di una settimana, da quando aveva ricominciato a recarsi in palestra tutti i giorni, da quando le scarpette di latino erano state riprese dal proprio scatolone, da quando sentiva dolore ai muscoli e questa volta non per i lividi.

Non fu facile riprendere il ritmo di qualcuno del suo livello, dopo tanto tempo fermo, e con ancora visite dal fisioterapista da fare, ma Anna lo spronava, Raimondo, Francesca e Umberto - il suo insegnante, sua moglie e il suo assistente - erano sempre disponibili per qualsiasi tipo di problema, e anche i suoi compagni di corso erano così gentili con lui,

Ancora non si sentiva sicuro, ma a piccoli passi era convinto sarebbe riuscito a fare molto di meglio.

Dario era venuto a vederlo, da buon amico, durante la sua prima lezione di latino dopo anni da fermo e, ovviamente non aveva mai avuto dubbi sul talento di Mattia, ma rivederlo dopo così tanto tempo, anche se non al pieno delle sue capacità, gli aveva riempito il petto di gioia.
Al punto che, aveva chiesto al suo maestro, Montesso, di far provare il modern a Mattia.

Da parte del biondo fu subito un no secco, ma il maestro, con ormai la pulce nell'orecchio tra il suo allievo che ne parlava più che bene, e la stessa direttrice che vantava questo famigerato nuovo talento, si era messo d'accordo con Raimondo Todaro ed era riuscito a portare Mattia nella sua sala, e a fargli fare una semplice routine, per capirne le potenzialità.

E Mattia le aveva, forse anche troppe, perché il giorno stesso Alberto Montesso si era presentato in segreteria da Anna, intenta a stampare e riordinare ricevute, pretendendo che il ragazzo dai capelli biondi frequentasse almeno uno dei suoi corsi.

"Dimmi" Rispose il biondo, prendendo un sorso abbondante di spritz.

"Hai conosciuto i miei compagni di modern, no?"

Mattia annuì, continuando a bere.

"E come ti sembrano?"

Tolse la cannuccia dalla bocca e allontanò di poco l'aperol, incrociando le braccia e perdendosi con lo sguardo non in un punto specifico. Pensieroso.

"Non è il mio stile, non so" Alzò le spalle "Meglio di me, sicuramente" Ridacchiò.

Dario accennò un sorriso, che tuttavia venne immediatamente sostituito da uno sguardo serio, quasi preoccupato, che ebbe come risultato quello di spaventare il biondo, e di fargli intendere che non si stesse più parlando di ballo.

"Io dicevo di carattere"
Specificò cauto, il moro.

"Simpatici"

Se ne uscì con il classico complimento che fai a qualcuno quando non riesci a trovargli altri pregi, e non vuoi offenderlo.

Non era assolutamente per cattiveria, alla fine era stato accolto nel migliore nei modi e con l'assoluta disponibilità da parte di tutti, e non poteva che ringraziare ognuno di loro per quello. Il suo terrore, ancor più radicato del non essere all'altezza dopo tanto tempo di stop, era ritrovarsi in un ambiente in cui non veniva accettato, non era voluto, o sarebbe stato escluso, e il fatto che, sin dal primo giorno, chiunque avesse avuto voglia di scambiare una risata con lui, gli aveva colmato il petto di gioia.

Ma, d'altra parte, in una settimana non c'era stata una tra tutte quelle persone con cui, pur avendo tanto in comune con lui, a partire dalla passione per la danza, aveva stretto un rapporto...serio?

Nessuno vuole essere Robin La tua prossima ossessione. Scoprilo ora