"Piacere, Daniele" Il ragazzino, vestito sportivo con un semplice pantaloncino nero e una maglietta con qualcosa disegnato sopra, gli tese la mano, che lentamente strinse.
"Ci siamo già presentati" Gli ricordò.
"Sì ma non mi ricordo come ti chiami" Senza ombra di titubanza, rispose.
Christian, di fronte a quella sicurezza che niente aveva a che vedere con il carattere timido e insicuro di Mattia, si limitò a borbottare il proprio nome.
Il più piccolo gli aveva preso il braccio, probabilmente intendendo che non avrebbe fatto un solo passo se lo avesse lasciato libero, e gli camminava di qualche centimetro più avanti.
Intraprendente.
Daniele camminava tranquillamente, come non avesse appena assistito alla scena di suo padre inveire contro Mattia, portandolo di peso. Christian, al contrario, era preoccupato, e mentalmente ancora lì.
La prima volta poteva essere un caso, magari il biondo aveva fatto qualcosa di sbagliato per meritarsi il rimprovero, nonostante i modi sbagliati del padre, e il fatto che in realtà ci soffrisse e lo aveva beccato. Ma la seconda?
Mattia era così santarellino che non riusciva ad immaginarsi qualcosa di così tanto grave perché quel ripudio potesse essere giustificato. Non capiva nemmeno perché nascondere l'uscita fatta la sera prima.
In fondo, Mattia era quello che meno avrebbe dovuto creare preoccupazioni ai genitori. Non toccava alcol, a malapena spiccicava parola, figuriamoci cosa avrebbe potuto fare.
Lui si creava tremila paranoie, oltre quelle già presenti, e Daniele gli fischiettava allegro accanto, continuando a farlo camminare non sapeva bene dove.
"Dove mi porti, scusa?" Si scrollò la presa dell'altro di dosso, dopo l'ennesimo strattone del più piccolo.
"Da nessuna parte" Si fermò di botto l'altro "Stiamo facendo il giro intorno al giardino, così ti tranquillizzi"
Christian accigliato lo squadrò.
"Tu non sei preoccupato per Mattia?" Gli domandò, a quel punto.
"Nah" Scosse la testa "Succede almeno quattro volte al giorno, ormai è abitudine. Stai tranquillo"
Ah beh, allora problema risolto.
Il ragazzino riprese a camminare, ma a Christian a quel punto di giocare a fare il maratoneta con il fratellino del suo compagno di danza, era passata la voglia. Lui era preoccupato eccome.
E non aveva idea se quello di Daniele fosse semplicemente un meccanismo di difesa per nascondere anche la sua, di angoscia, nel sapere Mattia tra le grinfie di suo padre, o se davvero il biondo veniva lasciato da solo, sia dal punto di vista fisico che mentale, al punto che nessuno se ne importasse granché.
Magari Mattia non aveva mai parlato apertamente di quello che pensava di suo padre a Daniele, come aveva fatto con lui, per puro caso.
Forse era un modo per tenere il fratellino fuori, ed era certo che Alexia, da sorella maggiore, avrebbe fatto lo stesso.
Ma sul serio, se padre e figlio litigavano più volte al giorno, quanti giri del cortile era costretto a farsi Daniele, pur di non sentirli, pur di distaccarsi dalle terribili parole che era certo l'uomo dicesse a Mattia?
E il fratello più grande, Saverio, dov'era?
O la madre, perché nessuno faceva niente, e proseguiva con la propria giornata come se nulla fosse?
"Senti, Daniele" Lo prese da parte "Ringrazia tuo fratello per l'ospitalità, ma io torno a casa. Tu rientra, o boh, cammina, fai quello che ti pare"
Era decisamente di troppo in quella situazione, e si maledì per l'ennesima volta di aver preferito recarsi di persona dal biondo piuttosto che mandargli un semplice messaggio, troppo orgoglioso per legarsi in quel modo.
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Nessuno vuole essere Robin
Fanfiction"La verità è che sei bravo a illuderti, Christian, e a convincerti che tutti gli schemi che ti sei auto-imposto siano la cosa più giusta per te. Mi dispiace, allora, avvisarti che, la mia verità non è quella che a te piace raccontarti" E così dicend...
