Capitolo Trentatrè|| La Nostra Condanna

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E com'era prevedibile che andasse, il gran giorno era arrivato.

Inutile dire che non avesse affatto chiuso occhio quella notte, troppo preso dai propri pensieri e dall'eccitazione. Aveva fatto e disfatto il borsone almeno quattro volte, controllando di aver preso tutto, e aggiungendo sempre qualcosa.

Il vestito da usare in scena stirato alla perfezione - da lui stesso, non da sua madre - perché non vi apparisse nemmeno una piega. L'acqua, l'olio che utilizzava per tirare i capelli, il cambio, soldi, il necessario per farsi una doccia in seguito, il phon...

Aveva completamente svaligiato casa propria, nel cuore della notte, un po' come un ladro,  in preda al bisogno di muoversi, e fare qualcosa per ingannare quelle poche ore che lo separavano dalla sua prima esibizione, dopo tanto tempo.

Con le cuffie nelle orecchie e la musica al massimo, aveva ripassato la coreografia, cercando di fare il più piano possibile per evitare di svegliare gli altri componenti della casa, che giustamente riposavano.

Le parole aspre usate dalla Celentano, ancora gli premevano i timpani. Gli si erano incastrate nella mente, e ad ogni movimento, ricordava quelle correzioni, urlategli contro, e le ripeteva, in continuazione.

Alla fine, Daniele, risvegliato da quel continuo rumore di passi che nel silenzio notturno era riecheggiato per la casa, aveva spalancato la sua porta, strappandogli una cuffia dall' orecchio, con la voce impastata e gli occhi semichiusi, implorandolo di smettere, e andare a dormire.

Dopodiché, era rimasto di nuovo da solo.

Non aveva dato ascolto a Daniele, inizialmente - la paura di fare una brutta figura in scena gli aveva fatto dimenticare anche il rispetto altrui -, ma poi, ripensandoci, si era fermato.

Giulia non aveva bussato alla sua porta, evidentemente troppo stanca e stremata dal lavoro e dai problemi in casa per risvegliarsi, e nonostante la litigata avuta, ancora non chiarita, non volle disturbare.

Sarebbero passati a prenderlo Anna e Christian, a quanto aveva capito.

Dopo aver detto a Giulia di non volerla tra gli spettatori - cosa falsa, e detta in preda alla rabbia e al nervosismo del momento - lei aveva prontamente chiesto ai coniugi Stefanelli una mano.

Sapeva che i tre adulti stessero stringendo amicizia, e gli faceva piacere vedere sua madre vederla ridere al telefono per le battute di Ivan, ma quando questa lo avvisò di farsi trovare pronto la mattina presto per Anna, ci rimase male.

Okay, era vero, era stato lui a dirle di non farsi minimamente vedere, ma vederla così arrendevole, e disinteressata alla questione, senza neanche provare ad insistere, lo colpì.

L'ennesima prova che a nessuno, in quella casa, fosse minimamente interessato a lui.

O meglio, lo erano, ma non come avrebbe voluto.

Era felice di passare la mattinata con Anna e Ivan, che lo avrebbero riempito di complimenti e attenzioni - cosa che da una parte sì lo imbarazzava, ma dall'altra, non abituato a riceverne, bramava -, un po' meno per aver dovuto condividere il tutto con Christian.

Non si erano sentiti, e Mattia non si era fatto vedere nemmeno nelle ultime uscite organizzate dal gruppo di amici - non per rabbia nei confronti di Christian, ma perché Giulia lo aveva letteralmente segregato in casa, per punizione  -
quindi il tutto era rimasto al solito, come l'ultima volta.

E ciò che lo spinse a non dormire quella notte e dedicarsi affinché tutto fosse perfetto, oltre che l'ansia per sé stesso, fu la paura nei confronti di Christian.

Non voleva risultare da meno in scena e nemmeno rovinare il tutto al moro. Non voleva dargli modo di lamentarsi e al tempo stesso non voleva darselo da solo.

Nessuno vuole essere Robin La tua prossima ossessione. Scoprilo ora