"Non uscirai da qui" Sentenziò, serio come non mai "Ti conviene metterti comodo e andare a dormire"
Colto da una fermezza mai avuta prima, si posizionò con la schiena contro il legno ruvido e pulito della porta, come a sbarrargliela.
Mattia era ancora percorso da lunghi brividi, da impulsi che gli suggerivano che quella fosse l'unica via, quella che sempre gli era stata negata.
Quella che gli suggeriva che per una volta avrebbe anche potuto smettere di atteggiarsi a ragazzo maturo, quale era, perché nessuno era mai stato pietoso con lui.
Nessuno aveva mai messo in conto l'impatto psicologico, fisico e non, che avrebbe avuto sulla sua vita.
Nessuno si era mai fatto due semplici calcoli del fatto che quel sedicenne sarebbe cresciuto con una rabbia incolmabile.
Nessuno aveva pensato che ad educarlo a pane e perdono, prima o poi si sarebbe spaccato i denti.
Nessuno gli aveva mai insegnato che per una volta, ad essere arrabbiati, a covare risentimento, il mondo non cascasse.
Non quando sentirsi astiosi era giusto.
Ma cosa pretendeva chi gli aveva suggerito che restare fermo, e incassare ogni colpo o parola, sarebbe stato il comportamento di una persona più matura, più brava, più intelligente, più tutto?
Le aveva messe in conto le notti passate rimanendo sveglio, senza riuscire a sfogare un minimo quella sensazione di bruciore che massimo si affievoliva, ma non passava.
Non cessava mai.
E Mattia si pentì come non mai, con quella poca lucidità che gli permetteva di farlo.
Si era sempre privato di tutto. Della gioia, del dolore, delle emozioni forti, ma anche della rabbia. Quella sana rabbia che non aveva mai smaltito, ma solo accumulato. E accumulato.
E accumulato.
I bravi ragazzi non covano risentimento.
Ma Mattia eccome, se lo covava.
E l'impronta delle sue cinque dita stampata sulla guancia di ognuno dei presenti quella sera, gli sembrò una prospettiva meravigliosa.
E animato ancora dall'alcol, che gli offuscava ogni sorta di comunicazione con il cervello che potesse suggerirgli di fermarsi, e rifletterci, si scagliò ancora, ma quella volta, contro Christian.
Prese la rincorsa, quasi imitando quei tori che era solito vedere nelle rappresentazioni fiabesche delle corride spagnole, e non ebbe alcuna pietà nel graffiargli la spalla, insultandolo.
"Sei un grandissimo pezzo di merda!" Gli urlò addosso, colpendolo, e a quel punto non aveva idea nemmeno del perché stesse dicendo quelle cose al moro.
Gli sembrava solo giusto.
E animato proprio da quel senso di giustizia, e dal fastidio che gli provocava vedere Christian immobile, quasi sordo, alle proprie mani, proseguì.
Gli avrebbe affondato le unghie nella carne, e gliela avrebbe staccata pezzo dopo pezzo. Se necessario.
"Siete tutti pazzi!" Strillò, graffiando addirittura la voce "Voi non mi-" Tossì "Non mi spaventate"
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Nessuno vuole essere Robin
Fanfiction"La verità è che sei bravo a illuderti, Christian, e a convincerti che tutti gli schemi che ti sei auto-imposto siano la cosa più giusta per te. Mi dispiace, allora, avvisarti che, la mia verità non è quella che a te piace raccontarti" E così dicend...
