Un anno prima.
Giulia si era sposata giovane, un giorno insipido di maggio, quando aveva soli vent'anni e tanta speranza nel futuro.
Aveva sposato un uomo parecchio più grande di lei, Franco Zenzola, che amava con tutta sé stessa dai tempi delle scuole superiori, e non si era immaginata un futuro che non fosse al suo fianco. Di stringere una mano che non fosse la sua. Di aspettare sveglia qualcuno che non fosse lui. Di progettare una casa, delle feste, dei sogni, senza Franco.
Ma c'era una cosa, che purtroppo la giovane Giulia Ninni, di soli vent'anni, non aveva programmato, al fianco del suo uomo.
Un figlio.
Non era il primo che aveva.
Il suo primogenito, Saverio, era il ritratto di suo padre e lo amava con tutta sé stessa. Dal primo momento che lo aveva preso tra le braccia, si era ripromessa che si sarebbe sempre battuta per il bene del suo bambino.
Un bambino bello, biondo come i suoi nonni, dolce e responsabile come lo era lei.
Saverio era stata la sua prima piccola gioia, che per tanto tempo fu anche l'unica e sola.
Il centro delle sue attenzioni. Per questo era cresciuto forte, autonomo. A sua immagine e somiglianza.
Perché Giulia e Franco avevano un piano ben preciso in testa, e Saverio, era il loro piccolo miracolo.
Non potevano desiderare di meglio.
Quindi, per molto tempo, il Natale, il Capodanno, la Pasqua, le domeniche, le vacanze estive e invernali, erano stati colorati dalla presenza di loro figlio.
Che crebbe. Crebbe forse in fretta, ma lo pensano tutte le madri.
Crebbe e fece quella domanda, che cambiò la vita dei due innamorati.
Giulia, sin da giovane, aveva voluto studiare. Acculturarsi. Sapere. Imparare. Scoprire. Scoprirsi. Tutto per non lasciare mai suo figlio con l'amaro in bocca di domande a cui non si ci può rispondere, perché la vita è così. Tante volte ti cala il pacco, e tu non puoi fare altro che portarlo sulle spalle, sentendo il peso diventare tutt'uno con il tuo corpo.
Aveva voluto studiare per trovare risposta a quelle domande che il suo piccolo e curioso figlio, inevitabilmente, gli avrebbe posto.
Perché le piante sono verdi? Perché il sole, di notte, sparisce? Come nascono i bambini? Esiste Dio? Perché si chiama "matematica" e non in un altro nome?
Una vita passata a trovare risposte e a coltivare la curiosità di Saverio, che sicuramente gli avrebbe permesso di aprirsi strade soddisfacenti una volta cresciuto.
Ma un giorno, con lo zaino ancora in spalla, di ritorno da una giornata passata a scuola - alle elementari -, il suo dolce bambino, innocente e curioso come sempre, le aveva posto quella tremenda domanda, a cui non aveva saputo trovare una risposta nemmeno lei.
"Perché tutti hanno un fratellino, o una sorellina, ed io no?"
La giovane Giulia, a dire il vero, aveva nascosto tanta di quella polvere sotto i tappeti colorati su cui aveva fatto giocare Saverio, che a volte le sembrava fosse parte integrante dell'arredo di casa.
La verità, era che prima di Saverio, la donna aveva avuto ben due aborti spontanei. Al sesto mese di gravidanza, quando il brutto, i mesi cruciali, sembravano essere passati, e i due neo genitori avevano già pensato al nome, al colore della stanza, a quando fissare il battesimo.
E il dolore della perdita di un figlio, era qualcosa che la donna non aveva mai saputo spiegare, nemmeno a sé stessa.
Aveva sentito solo improvvisamente il vuoto a cui era sempre stata abituata - prima della gravidanza - tornare, e la "presenza" di quella nuova imminente vita, sparire. Così, da un momento all'altro. Senza che lei, o Franco, o tutti i parenti che attendevano il nascituro, potessero fare qualcosa per impedirlo.
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Nessuno vuole essere Robin
Fanfiction"La verità è che sei bravo a illuderti, Christian, e a convincerti che tutti gli schemi che ti sei auto-imposto siano la cosa più giusta per te. Mi dispiace, allora, avvisarti che, la mia verità non è quella che a te piace raccontarti" E così dicend...
