WARREN
Ieri ho riportato a casa Winnie. Quando ci siamo fermati al bar le ho fatto da psicologo e non so nemmeno il perché. Lei si è resa conto che ero perso nei miei pensieri e così ho deciso di concentrare tutta la mia attenzione su quello che passava per la mente di lei in modo che non facesse domande a me.
Non voglio dirle che sono preoccupato per il college, non voglio parlarle di quel maledetto esame e del mio futuro. Ieri mio padre mi ha chiamato per l'ennesima volta, ricordandomi che devo darmi una mossa. Odio questo genere di pressioni.
Subito dopo essere tornati a casa, ho visto Winnie andare nella sua stanza, accostando la porta, per mettersi a studiare. È rimasta lì per qualche ora, poi è andata via per il suo primo giorno di lavoro. È uscita alle sei del pomeriggio ed è rientrata verso l'una. L'ho sentita aprire la porta di casa e cercare di fare meno rumore possibile.
Alex è andato a dormire da un'ora, mentre io me ne sto sdraiato sul letto con le braccia incrociate sotto la testa a guardare il soffitto.
Ho la porta chiusa, ma senza chiave perché ovviamente qualcuno l'ha fatta sparire. Sono convinto che sia stata lei.
Socchiudo gli occhi per concentrarmi sui rumori. Non mi va di uscire a guardare, voglio rimanere sdraiato qui a sentire cosa fa.
La sento andare nella sua stanza a prendere qualcosa, poi la sento andare in bagno. Dopo poco il getto dell'acqua mi fa capire che si sta facendo la doccia. Dopo un quarto d'ora esce dal bagno. Sento i suoi passi nel corridoio. Sento la porta della camera di Alex che viene aperta e io automaticamente spalanco gli occhi.
Perché sta andando da Alex? C'è qualcosa tra loro? Dopo poco esce e sento i suoi passi sempre più vicini. Vedo la maniglia che viene abbassata e chiudo di nuovo gli occhi per fingere di dormire. Sento i suoi passi nella mia stanza, poi sento le sue mani frugare. Apro un occhio e la vedo rovistare ovunque.
"Che diavolo stai facendo?" le chiedo. Winnie sobbalza e sbatte contro la scrivania.
"Dio mio, Warren! Mi hai spaventata a morte" si lamenta lei. Mi tiro su a sedere e lei mi osserva, rimanendo ferma dov'è. Se scopro che è qui per rubarci qualcosa giuro che la sbatto fuori di casa a calci.
La vedo con la sua canottiera attillata e i pantaloncini corti. Il respiro è affannato a causa dello spavento che le ho fatto prendere, mentre i capelli bagnati le incorniciano quel visetto contrariato.
"Che ci fai qui?"
"Stavo cercando il phon" dice e io non sono sicuro se crederle o no. "L'altra volta me lo ha prestato Alex, ma sono andata in camera sua e non l'ho trovato. Sono venuta qui a cercare il tuo".
Mi alzo in piedi e lei sembra tentare di indietreggiare, ma non può a causa della scrivania. Raggiungo l'armadio e da un cassetto all'interno tiro fuori il mio phon. La raggiungo e glielo passo.
"Grazie" sussurra.
"Ora vai".
Si morde il labbro inferiore e fa per andare via, ma si ferma sulla porta. "Come mai sei ancora sveglio?" mi chiede, stringendo il phon tra le mani.
"Non riesco a dormire" dico soltanto, scrollando un po' le spalle.
"Eri preoccupato dal fatto che non fossi ancora tornata a casa?" mi chiede, facendo un sorriso.
"No, non mi è passato nemmeno per l'anticamera del cervello".
Lei si lascia sfuggire una piccola risata perché ovviamente non si aspettava una risposta diversa da me.
"Vuoi sapere come è andato il mio primo giorno di lavoro?" mi chiede con entusiasmo.
"No" rispondo secco, ma so già che me lo dirà lo stesso.
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Winnie: istruzioni per l'uso
ChickLitWinnie ha aspettato quella lettera con ansia, ma nel momento in cui l'ha avuta tra le mani si è resa conto che non poteva lasciare tutto. A Philadelphia c'era ciò che era veramente importante per lei e che non poteva abbandonare. Il destino, però, g...
