Capitolo 5

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Una leggera brezza mi scompiglia i capelli. È una bellissima giornata soleggiata e calda. Davanti a me si apre il mare, bello, azzurro, col suo profumo di salsedine che inonda le mie narici. Delle mani si insinuano, da dietro, sotto le braccia piegate sulla balaustra e premono sui fianchi nudi. Sorrido e appoggio la schiena a quel corpo. Chiudo gli occhi, un senso di benessere mi pervade. Sto per voltarmi...

Un suono assordante e insistente mi scaraventa al presente.

«Pronto...» rispondo, dopo un'infinità di squilli.

«Alba, perché non rispondevi?» È Bruno. Oddio, ma che ore sono?

«Devo essermi addormentata».  Guardo l'orologio, sono le cinque... Ma mia madre dov'è?

«Passo a prenderti fra mezz'ora, ce la fai?»

«Sì, dai, tu vieni qui, semmai aspetti un po'».

Eravamo d'accordo di uscire questa sera e lui doveva passare a prendermi. Mi devo vestire, pettinare, truccare. Devo affrettarmi.

Mi sento confusa. Quel sogno... Mi porto le mani sui fianchi, come a ricercare quella percezione. Chi c'era dietro di me? E dove mi trovavo? E quella sensazione di benessere...

Dormire nel pomeriggio mi scombussola tutta. Adesso impiegherò un sacco di tempo per riprendermi.

Scendo di sotto, chiamo mia madre, ma non ricevo alcuna risposta. In cucina, sul tavolo, trovo un biglietto.

Sono andata da Emilia, tu non fare tardi stasera

Emilia è una sua collega e unica amica in questa città. Separata, vive con un cane verso la zona di Mondello. Quando sta da sola, mamma la incontra e insieme trascorrono qualche ora, o vanno a mangiare una pizza, e da un po' di tempo, mia madre sta spesso da sola. Mi chiedo se mio padre le manchi, se si manchino. Siamo venuti fin quaggiù per stargli vicino e adesso lui se ne è andato lontano.

Indosso una salopette a fiori arancione, sotto, un top bianco. Suona il citofono. Scendo ad aprire: è Bruno.

«Sono quasi pronta, aspettami qui» gli dico sfiorandogli le labbra con le mie.
«Va bene».
Risalgo su in camera intanto che lui si sistema in cucina.

Mi passo la matita intorno agli occhi, prima la nera, poi quella azzurra. Un velo di ombretto grigio e una passata leggera di mascara. Di solito non esagero mai con il trucco, mi va bene così. Spazzolo i capelli e li lascio sciolti, come sempre.

«Eccomi» dico per annunciarmi, mentre raggiungo Bruno in cucina. Lui mi passa una mano intorno alle spalle. «Tua madre?»

«È andata dalla sua amica Emilia» rispondo, intanto che prendo i sandali dalla scarpiera vicino la porta d'ingresso.

«Di tuo padre avete notizie?»

«Ha chiamato ieri per farmi gli auguri, ma non ci sono novità, almeno, io non so niente» rispondo mentre finisco di allacciarli. «Fatto».

Usciamo.

Bruno è venuto con la sua auto, che però guida anche Adele, da poco tempo. In ogni caso Bruno ne ha diritto primario, quindi se occorre a lui Adele si arrangia. Quando ci siamo conosciuti guidava già e i suoi gli avevano comperato un'auto. Io devo ancora prendere la patente, prima voglio laurearmi, una cosa alla volta. Non so come Adele abbia trovato il tempo di studiare e fare anche scuola guida.

«Allora, raccontami un po', com'è andata ieri sera, ti sei divertita? Mi sei sembrata un po' su di giri». Mi guarda un attimo, con una strana luce ironica negli occhi, dopo aver avviato il motore. Io provo una forte emozione in un primo momento, poi, riprendo il controllo, lo guardo e sorrido maliziosa.

Quell'Estate sull'OceanoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora