«Mi dispiace, Alba. Non credevo fosse accaduto tutto questo pasticcio». La voce della mia amica al telefono è sinceramente provata.
«Intanto è già qualcosa aver convinto mamma a tornare a casa, ieri sera. C'è tensione, senza alcun dubbio, ma mi sembra meno arrabbiata».
Livia tace dall'altra parte. Di certo non saprà cosa dire, non si aspettava una notizia del genere. La luce rosata attraversa le tende della finestra e uno strano riflesso colora la plastica scura del cordless. «Cosa farai domani?» Torno a chiederle.
La sento esitare per qualche istante. «Andiamo a Isola delle Femmine... Il ragazzo di Clara ha una casetta lì».
Anche io esito appena. «Verrà anche Anna?»
La sua voce è quasi un sussurro. «Sì, siamo tutte lì... Alba, non ti ho detto niente perché non ci siamo più sentite in questi giorni... Sapevo che stavi con lui...»
Con una mano prendo ad arrotolare il tessuto leggero del lenzuolo sul quale sto seduta. «Sì, certo, non ti preoccupare» minimizzo, ma dentro provo una sconosciuta forma di dolore.
«Tu che farai?» mi chiede.
«Ah, non ne ho proprio idea».
Quando chiudo la telefonata mi sento cogliere da uno strano malessere. Sento il vuoto intorno a me, come se non appartenessi più a nessuno. Non faccio parte della vita di Francesco, né di quella delle mie amiche e adesso, non c'è neanche più la certezza di una famiglia.
Fino alla scorsa estate tutto era chiaro, ben definito. Papà e Massimo stavano qui, trascorrevamo le giornate al mare, Bruno spesso si univa a noi. La sera ci ritrovavamo insieme a tutti gli altri: io e Bruno, Livia, Anna, Clara e suo fratello, gli altri loro amici.
Ora, sento franare la terra sotto di me, come se una voragine stesse per inghiottirmi e, spaventata e smarrita, mi sorprendo quasi a sentire la mancanza di Bruno.
Papà viene su e bussa alla porta, riconosco i suoi passi. Gli dico che può entrare.
Sembra timido, là sulla soglia della porta aperta. «Dai, entra e chiudi» gli dico. Ha dormito di nuovo in camera di Massimo e mio fratello sul divano. Che scombussolamento.
«Vuoi venire con me a comprare il pesce?» Lo guardo un po' scettica. Non capisco che cosa gli passi per la testa, però sono contenta che richieda la mia compagnia. «Andiamo».
Lasciamo mamma in camera e Massimo in bagno; papà ha chiesto la sua auto.
«Che intenzioni hai papà?» gli chiedo mentre percorriamo la strada. Guarda fisso davanti a sé, conduce l'auto per le strade con disinvoltura, come se lo avesse fatto fino a ieri.
«Per me non cambia niente. Voi siete i miei figli e tua madre rimane mia moglie».
Come fa a essere così sicuro? «Non lo so, papà, a me non sembra che mamma la pensi allo stesso modo... Dovevi proprio dirglielo?»
«Noi ci siamo sempre detti tutto».
«Ma una cosa così...»
«Ho provato a farlo, ma come potevo guardarla negli occhi nascondendole una cosa così?»
Non so che rispondere. È difficile mettersi nei suoi panni, ma se provo a farlo riesco anche a dargli un po' di ragione. Non ho mai affrontato discorsi del genere con mio padre, anche perché ero relativamente piccola, ma adesso, mi sento all'improvviso una donna adulta. «Il punto è, perché è accaduta una cosa così?»
Fa un lungo sospiro. Si prende il tempo necessario. «Ci sono state situazioni molto critiche a Mogadiscio... In alcuni giorni non sapevo se avrei rivisto il mattino successivo e questo, a tua madre, non l'ho mai detto. Quando si vive la quotidianità in bilico tra la vita e la morte accadono delle cose dentro ognuno di noi, come un bisogno primordiale a voler preservare la propria specie. Quando si è spaventati, e Lei lo era quanto me, forse anche di più, ci si ritrova a cercare conforto. Credo sia stato questo».
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Quell'Estate sull'Oceano
RomanceIn revisione C'è Alba. Giovane, solare, con un approccio positivo alla vita, ma anche critico. C'è il suo amore per Bruno e la volontà di vedere realizzati i loro progetti insieme. Il clima sereno che le offre la sua famiglia la incoraggia a perseg...
