Lo percepisco il chiarore, filtra attraverso le palpebre chiuse. Qui a casa sua non ci sono imposte alle finestre, solo tende velate. Mi rotolo su un fianco, allungo una mano a cercarlo, ma è stoffa vuota quella che tocco con il palmo.
Apro gli occhi. La prima cosa che mi colpisce è il fascio di luce giallo chiaro che penetra dal portoncino in vetro battuto esposto a est. Disegna strane forme nell'aria, come acqua che ribolle lenta. Impiego qualche secondo per rendermi conto che non è come le altre volte, sono da sola adesso qui. Anche se trascorrere la notte a casa sua, tra le cose che ormai conosco bene, mi ha regalato l'illusione di poter dividere questo luogo ancora con lui, adesso, immersa in questo vuoto silenzioso, mi sento più disperata di prima.
Ho indossato la sua maglietta, ho cercato qualcosa di usato, non ancora lavato, ma non c'era nulla.
Ho aperto il frigorifero. È stato svuotato quasi del tutto.
Quando ieri sera è salita su Rosaria col piccolo Riccardo avevo ancora il viso tumefatto dal pianto. Ho sibilato un Ciao frettoloso e sono corsa in bagno a sciacquarmi la faccia.
Riccardo si guardava intorno, non ha detto nulla, ma si capiva che cercava lo zio.
Avete ripulito tutto il frigorifero, ho commentato.
Sì, Alba, altrimenti le cose poi si guastavano, e ha aggiunto, con lo sguardo a ispezionare tutto l'angolo cottura, Non sappiamo quando Francesco tornerà e ha abbassato la voce mentre lo diceva, forse anche lei si è resa conto dello sconcerto provocato da un simile pensiero.
Mi ha chiesto se volevo mangiare, ma le ho risposto che stavo bene così.
Un paio d'ore prima avevo chiamato mia madre per comunicarle che preferivo fermarmi qui per la notte. Il sospiro che l'ho sentita emettere era più di preoccupazione che di dissenso.
Mi ha chiesto di lui.
Adesso no, ho risposto con voce strozzata e sarà stato per questo che non ha obiettato su nient'altro.
Prima di uscire, Rosaria si è fermata, esitante, col viso abbassato verso il pavimento.
Che c'è? Le ho chiesto.
Mi ha guardata, l'espressione sofferente. Non ti ho detto che ieri sera mi ha chiamata Massimo.
Il respiro di entrambe si è bloccato. Le parole non le venivano fuori e neanche le mie, ma poi ha continuato. Ha trovato un appartamento, ha sussurrato.
Fino a pochi giorni prima, la notizia avrebbe reso felici tutti. Adesso comprendevo il suo conflitto morale, avrebbe abbandonato tutto, Francesco compreso?
Ma poi ho ripensato proprio alle parole di suo fratello. Devi andare, è quello che desidera Francesco, le ho detto.
Oh, non lo so più
Devi andare, Rosaria
Ha aperto la porta, Riccardo era impaziente di uscire. Ci saremmo viste il mattino dopo per accompagnarmi a casa.
La stanza è già illuminata, cerco l'orologio: sono le otto. Ho preso davvero sonno che era già mattino.
Lui mi manca tanto.
Ho vagato per la casa, senza un obiettivo. Ho messo su qualche disco, quello dei R.E.M. mi ha rievocato le immagini di quella prima intera giornata qui con lui. Ho ballato a occhi chiusi, immaginando che lui fosse qui a ballare con me.
Mi manca come l'aria.
Durante la notte percepivo la sua presenza ovunque, in certi momenti l'ho quasi sentito vicino, forse l'ho chiamato. Chissà se i nostri pensieri si sono incontrati. Vorrei che sapesse che sono stata qui, vorrei che sentisse quanto gli sono vicina.
STAI LEGGENDO
Quell'Estate sull'Oceano
RomanceIn revisione C'è Alba. Giovane, solare, con un approccio positivo alla vita, ma anche critico. C'è il suo amore per Bruno e la volontà di vedere realizzati i loro progetti insieme. Il clima sereno che le offre la sua famiglia la incoraggia a perseg...
