Capitolo 62

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Genova, giugno 1996

due anni dopo


«Gioia, però se non stai ferma non riesco a terminarla questa acconciatura».

«Non puoi fare delle semplici trecce come sempre? Mi devo truccare un po' , è già tardi...»

«Scherzi? Lo avevo detto che volevo farti bella per stasera».

«Ancora questa storia? Dai, titti, non farmi sorprese strane, lo sai che non posso-»

Mi mette una mano sulla bocca. «Shhh, non ti preoccupare, nessuna sorpresa strana». Mi gira il viso, mi bacia sulle labbra.

La prima volta che l'ho chiamata così è stato due giorni dopo il nostro arrivo qui, quando in ospedale ci informarono che per il momento non avrei ripreso al cento per cento l'uso della gamba. Mia madre era rimasta pietrificata a quella notizia, mentre lei mi si era buttata addosso singhiozzando,

Dai, titti, non piangere così

Quel nomignolo mi era uscito spontaneamente, senza pensarlo prima e i suoi singhiozzi erano aumentati sotto lo sguardo perplesso di mia madre e mio padre. Eravamo rimaste abbracciate, strette per un po'.

Da allora la chiamo così. Lei è d'accordo e non scoppia più a piangere.


La voce di mia madre fuori la porta del bagno mi fa sussultare. «Io sto uscendo!Auguri di nuovo!»

«Ciao!» rispondiamo in coro.

«Grazie ancora, mamma».

Antonella ruota la sedia verso di lei. «Uhmm...» Osserva il risultato del suo lavoro con espressione soddisfatta. «Fatto» dice.

«Ok, allora mi alzo». In piedi riesco a terminare meglio l'operazione. Lei mi abbraccia da dietro, poi s'insinua con le labbra nel collo.

«Uhmm, che buon profumo... Dobbiamo proprio andare?» La sua voce smielata mi solletica la pelle.

Fingo d'ignorarla e continuo imperterrita con le ultime rifiniture. «Io devo, tu non lo so».

Mi bacia ancora la nuca, mi guarda nel riflesso dello specchio. «Ti ho già fatto gli auguri?»

Le sorrido. «Sì, me l'hai fatti appena sveglia». Lei strizza un occhio.

Mi lascia un ultimo bacio sulla guancia, poi esce dalla stanza. «Ti aspetto giù, sbrigati!»

«Ah, adesso sono io che mi devo sbrigare?» Lei mi fa la linguaccia.

Finisco di mettere il mascara. Ammiro la mia immagine allo specchio. Oggi è il mio compleanno: 24 anni.


Una volta fuori, sul pianerottolo spingo il tasto per l'ascensore. L'appartamento dove ci siamo trasferite è al secondo piano. Antonella sarà scesa senz'altro a piedi.

Noi dormiamo nella stessa camera, mia madre nella sua. La cucina è a vista nel soggiorno, è un appartamento piccolo, ma a noi basta. Per fortuna abbiamo due bagni.

Ma la cosa che apprezziamo di più è che da quassù vediamo tutto il golfo e il viavai del porto.


Antonella mi aspetta con il motore acceso della nostra Fiat Panda 4x4 acquistata di seconda mano. Di solito la sposta dal parcheggio per attendermi fuori al portone evitandomi così di camminare a lungo.

Quell'Estate sull'OceanoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora