Capitolo 54

78 11 36
                                        


'Il mare si alzerà

Per favore, attendi sulla spiaggia

io ci sarò

io sarò là ancora una volta'


La strada fino a casa sua la percorriamo in silenzio. Li sento i pensieri cupi ingoiare ognuno di noi e il risultato è un'atmosfera intrisa di tensione. 

Quando oltrepassiamo il cancello, azionato con il telecomando, parcheggia l'auto al solito spazio a fianco la rampa di scale.

«Vai su, ti raggiungo subito», mi ordina passandomi il mazzo di chiavi e, senza guardarmi o aspettare che io dica qualcosa, scende dall'auto. Eseguo senza replicare e con sentimento compassionevole mi avvio al suo appartamento.

Quando sono dentro mi sento strana. Provo un disagio nuovo, diverso anche dalla prima volta che sono entrata qui. La finestra grande è aperta, il calore si diffonde all'interno. Esco in terrazzo, mi metto seduta su una delle poltroncine di plastica. La superficie è già calda. Dall'ufficio di sotto arrivano delle voci animate. Non riesco a distinguere bene le parole, ma posso riconoscere una voce più grossa maschile e un'altra che, riesco a capire, appartiene a Francesco. 

Sta litigando con suo padre? 

Posso capire che sia inferocito per i danni arrecati al cantiere, ma perché prendersela con suo figlio? Non è anche lui vittima di questo assurdo attacco? Non riesco a togliermi il pensiero che Bruno sia coinvolto in tutto questo. Francesco ritiene Corrado responsabile, ma perché prendersela con il catamarano?

Non so quanti minuti siano passati quando un violento rumore di porta che sbatte unito a un'imprecazione mi fa sobbalzare. Poco dopo, la chiave gira nella serratura e la figura scura di Francesco, con il cielo illuminato alle sue spalle, fa ingresso. Sfila la chiave dall'esterno e richiude dietro di sé.

Resto in silenzio e immobile nella stessa posizione. Le mani in grembo si attorcigliano nervose, l'una contro l'altra.

Muove qualche passo nella stanza, apre il frigorifero e lo richiude quasi subito, si affaccia sulla soglia della porta-finestra, mi guarda, io ricambio con espressione corrucciata. Si allontana di nuovo. Lo sento aprire la porta del bagno.

Questa sua chiusura e freddezza mi destabilizza. Sembriamo essere tornati ai primissimi giorni, ai primi contatti, quando non sapevo mai cosa passasse nella sua testa e un po' mi attirava e un po' mi spaventava. Ma forse, adesso è anche peggio e penso che non dovrei starmene qui da parte in silenzio, ma dovrei confortarlo, condividere il suo dolore, che è anche il mio.

Il senso di colpa per il pensiero che io possa essere la causa di tutto questo  apre piano piano un varco dentro di me. È questo che mi blocca.

Prima davo la colpa a lui per avermi coinvolta in una situazione che ha provocato il caos nella mia vita, adesso m'incolpo io per quanto accaduto alla sua di vita.

Siamo colpevoli di uno stesso peccato?

Quando riappare, lo accompagna un odore dolciastro. Lo ha detto che, in momenti di confusione e nervosismo, fumare gli chiarisce le idee. Avanza di qualche passo, sposta un'altra poltroncina, l'avvicina alla mia e si siede alla stessa maniera di prima in automobile. Mantiene gli occhi chiusi, aspira una profonda boccata e poi, dopo una manciata di secondi, la sua mano destra si avvicina per aprirsi col palmo rivolto su. Mi sento sciogliere alla vista di quel gesto così tenero. Metto la mia sopra e mi delizio di quella sensazione di primo contatto dopo tante ore di separazione. Vorrei dire qualcosa, ma devo reprimere un singhiozzo.

Quell'Estate sull'OceanoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora