È tutto buio. Il corpo immerso dentro un'acqua scura. Annaspo. Le mani cercano con movimenti spasmodici un sostegno. Affondo. L'acqua mi invade, penetra le narici, pressa contro la bocca. Non posso respirare. Non posso urlare. Soffoco.
«Alba!»
«Alba! Svegliati, è un sogno».
«Alba!»
Sento la sua voce, ma è ancora tutto buio. Due mani mi scuotono per le spalle. Le mie le porto alla gola. C'è come qualcosa che la ostruisce. Provo a prendere aria, ma non passa, non passa! Poi, mi arriva uno schiaffo in faccia.
«Ah!» Ora la voce esce e con lei un respiro disperato, come quando si riemerge dopo una lunga apnea e, insieme, un urlo strozzato di pianto.
Lo vedo adesso. «Fr...» balbetto, non riesco ad articolare una parola.
Mi prende, mi abbraccia. «Scusa, scusa, non volevo, ma mi hai spaventato... Non sapevo cosa fare... Non respiravi...»
Ansimo. Sono ancora sconvolta. La sensazione di soffocamento è stata davvero reale.
«Scusa» continua a dire, «non volevo essere proprio io a darti uno schiaffo».
Inspiro, espiro, inspiro, espiro.
Mi aggrappo alle sue spalle.
«Hai fatto bene» sussurro «stavo affogando».
Mi prende il viso con le mani. «È stato un incubo, Alba... È finito».
Gli circondo il collo con le braccia, fisso i suoi occhi con i miei bagnati di pianto. Ho una serie di tremiti. Mi sento atterrita da una sensazione di morte.
Mi bacia la fronte, gli occhi, le guance. «Dai, è stato un brutto sogno». Mormora accanto all'orecchio. «Ora passa... Facciamo colazione, ti riprendi un po'» mi dice mentre mi accarezza il viso.
Annuisco. Mi stringe a lui e pian piano usciamo in terrazzo.
La luce accecante mi costringe a strizzare gli occhi. Ha aperto l'ombrellone, mi fa sedere su una delle poltroncine. Porto una mano davanti al viso per ripararmi. «Che ore sono?»
«Le nove e trenta».
«Cosa? Ma è tardissimo».
«Perché, cosa hai da fare?» dice intanto che rientra dentro casa.
«Non lo so» sussurro. Mi sento ancora stordita, ogni tanto tremo un po'. Mamma a quest'ora sarà a scuola. Da quando sto qui non l'ho mai chiamata. Chissà se è al corrente che oggi arriverà Massimo?
Francesco torna con un vassoio pieno di cose da mangiare. Poggia tutto sul tavolino. Prende una tazza di caffè e l'avvicina a me. Mi alzo e vado a sedermi sulle sue gambe.
«Ho bisogno di stare così» gli dico rannicchiandomi addosso a lui.
Mi avvolge con le sue braccia. «Certo».
Sorseggio il caffè caldo e dolce. Ripongo la tazzina insieme alle altre cose, nascondo il viso nel suo collo.
«Ma quando hai preparato tutto questo ben di dio?» chiedo ammirata con le labbra a lambire la sua pelle.
«Dormivi così bene... Ho pensato di farti una sorpresa per quando ti saresti svegliata». Il cervello mi trasmette le immagini di Bruno, quando si fermava a casa nostra e la mattina restavamo da soli, spesso preparava lui la colazione.
«Non ti va?» interrompe i miei pensieri.
«Sì, è meraviglioso».
Sorride, mi stringe ancora, dividiamo uno stesso piccolo grappolo di uva; prende un acino con la sua bocca e lo passa nella mia.
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Quell'Estate sull'Oceano
DragosteIn revisione C'è Alba. Giovane, solare, con un approccio positivo alla vita, ma anche critico. C'è il suo amore per Bruno e la volontà di vedere realizzati i loro progetti insieme. Il clima sereno che le offre la sua famiglia la incoraggia a perseg...
