La luce filtra attraverso le fessure delle persiane. Mi giro a guardare la sveglia: sono le sei e trenta. Ho un po' di tempo. Bruno mi dà le spalle, il leggero lenzuolo rosa lo copre fino alla vita; gli passo una mano davanti, sul torace. Mugugna qualcosa di incomprensibile, poi si gira di schiena, ha gli occhi chiusi.
Quando si ferma a casa mia Bruno si rilassa, scioglie tutte le tensioni e si lascia andare. Mi ha sempre detto che in questa casa, con me e mia madre, lui si sente parte della famiglia, come fosse il figlio maggiore, tranne per il fatto che si intrattiene a letto con la "sorella"; e mia madre, dal canto suo, lo ha accolto davvero come fosse un altro figlio, perché quello vero, che sta in giro per il mare, le manca.
Ieri sera non è stato necessario un grande sforzo per persuaderlo a rimanere da me, gli argomenti erano più che convincenti.
Gli accarezzo il collo, il viso; lo giro verso di me e lo bacio, ha una reazione, ma sonnecchia ancora.
«Hai intenzione di divorarmi del tutto e lasciare partire solo un pezzetto di me?» mormora.
Io rido. «È ancora presto, possiamo coccolarci un po'».
Conosco ogni parte del suo corpo, ogni gesto, ogni respiro; riesco a capire quando è preoccupato o teso, offeso o contrariato. In tutti questi anni sono state davvero poche le occasioni per un litigio, un disappunto o una contrarietà. Bruno sa essere accomodante in quasi ogni situazione e sedare ogni mia azione di rivolta. In più occasioni gli ho proposto di stabilirsi qui, con me e mia madre, ma lui non vuole offendere la famiglia, la madre ne soffrirebbe e non sarebbe una situazione opportuna, dice. E poi i nonni che direbbero? Non capirebbero. Bruno si preoccupa per tutti i suoi familiari tranne che per se stesso, e me. La soluzione per lui è andare via: una volta lontani da qui, potremo fare quello che vorremo.
Già, lontano dagli occhi lontano dal cuore, dice mia madre. Gli do un ultimo bacio, poi esco dal letto per andare in bagno, lavarmi e prepararmi. Prima di uscire dalla camera gli chiedo: «Mi accompagni tu?»
«Sì, certo».
Mia madre è già scesa, mi arrivano i suoni noti dalla cucina. Mi lavo velocemente, torno in camera e indosso una delle mie salopette. Bruno si è girato a pancia sotto e occupa tutto il letto, il mio spazio compreso. Lo scopro del tutto e in un gesto dispettoso gli tiro giù gli slip.
«Alba!» protesta.
«Ti aspetto giù».
«Buongiorno, mamma» le vado vicino e le poso un bacio su una guancia.
«Buongiorno» sorride. Gonfio un po' il petto sotto al suo naso, finché lei lo vede.
«Carino». Lo accarezza con le dita.
Bruno ci raggiunge. «Buongiorno, Paola». Mia madre gli fa una carezza dietro la nuca «Buongiorno. Io devo uscire, fate colazione, capito, Alba?» Aumenta il tono di voce prima di aprire la porta all'ingresso.
«Ciao!» Le grido dietro.
Le scuole sono chiuse, ma lei deve lavorare ancora fino a metà Luglio per gli esami di maturità. Bruno prepara un caffè. Sa esattamente dove è riposta ogni cosa, noi lo lasciamo fare, anche perché è talmente preciso e attento, non ha mai rotto un bicchiere o fatto cadere una posata. Io taglio qualche pezzetto di crostata che ha fatto mamma ieri. Ci sediamo e consumiamo ogni cosa.
Ha quel modo elegante di tenere la tazzina in mano. Mi guarda senza parlare verso il cristallo che ho messo di nuovo al collo. È felice che lo indossi. Anche io lo guardo mentre mastico il dolce e penso che in questo momento potremmo simulare quella, che a breve, sarà la nostra vita, io e lui che facciamo colazione prima di recarci al lavoro. Mancano ancora due anni alla mia laurea e poi, forse lo raggiungerò, se lui avrà trovato una collocazione prima di me, oppure, se starà ancora qui, partiremo insieme.
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Quell'Estate sull'Oceano
RomansaIn revisione C'è Alba. Giovane, solare, con un approccio positivo alla vita, ma anche critico. C'è il suo amore per Bruno e la volontà di vedere realizzati i loro progetti insieme. Il clima sereno che le offre la sua famiglia la incoraggia a perseg...
