Capitolo 56

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*'Quando in anticipo sul tuo stupore
Verranno a chiederti del nostro amore
A quella gente consumata nel farsi dar retta
Un amore così lungo
Tu non darglielo in fretta'



Settembre si riconosce dalle giornate accorciate, anche se di poco. E al mattino, il sole indugia più tempo sulla linea bassa dell'orizzonte. Ma la temperatura rimane calda come lo è per gran parte dell'anno, qui.

Ho lasciato Francesco addormentato nel letto. Da un paio di giorni sono io a svegliarmi per prima. Forse, sapere che sua sorella a breve lascerà questa città lo alleggerisce da pensieri nocivi. Ha perfino iniziato a fantasticare su progetti che riguardano noi due.

Questa attesa mi inquieta. Cosa aspettiamo di vedere? Il cantiere che riapre? Rosaria e Massimo che se ne vanno? E io, ho ancora voglia di riprendere l'Università? E davvero io e Francesco riusciremo a realizzare quei progetti?

Ieri pomeriggio Massimo è ripartito. Ha detto che da oggi si sarebbe messo d'impegno a cercare un appartamento. A mamma non abbiamo detto tutta la verità, per non metterle ansia. Venerdì sera sono rimasta a cena insieme a loro, dovevo comunque passare a casa e prendere qualche indumento e altri effetti personali, ed è stata una bella serata. Massimo mi faceva tenerezza perché sembrava quasi intimidito all'idea di fermarsi a dormire in quella casa insieme a Rosaria. E pensare che è il mio fratello maggiore, ma non ha mai portato una ragazza a casa prima d'ora. Avevo chiesto a Francesco se avesse voluto unirsi a noi, per la serata, ma ha declinato l'invito. Credo di avergli chiesto davvero troppo per come è fatto lui. Più tardi, però, è passato a prendermi, anche se gli avevo lasciato piena libertà di decidere se riportarmi a casa sua o se lasciarmi a casa mia.

E aveva anche fatto la spesa. A quanto pare, non era più così sicuro di gironzolare insieme per le strade della città.

Il giorno dopo, mamma al telefono mi ha raccontato di aver messo Riccardo a dormire nel letto con lei. Mi dico quanto sono fortunata ad avere una madre così. Anche Rosaria ne avrebbe meritata una uguale.

E oggi ricomincia la settimana. È la seconda volta che di mattina presto esco fuori a passeggiare sotto gli ulivi nella campagna circostante. 

I maremmani mi fanno compagnia.

Aveva ragione Francesco, qui mi sento più sicura che a casa mia, sempre terrorizzata di incontrare qualcuno dei Musumeci. Venerdì, a cena, mamma ha detto di aver incrociato in auto, per strada, Salvatore e Maria. Si sono guardati a vicenda, ma i loro volti sono rimasti di pietra, e anche quello di mamma.

Ecco Rosaria. Mi ha vista e mi sta raggiungendo insieme a Riccardo.

«Buongiorno!»

«Buongiorno a voi!» Quando sono vicini, con delicatezza passo una mano sulla testa del piccolo. «Si sveglia presto».

«Sì...» Allarga le labbra in un sorriso ambiguo. «Anche tu».

Riprendiamo a camminare, Riccardo raccoglie alcune lumachine attaccate su esili steli secchi. Sembrano fossili. «Questa mattina sì... Allora, come va? Ti ha chiamato Massimo, ieri sera?»

«Sì, sì, era arrivato. Tutto bene». Mi guarda con occhi che brillano, sembra cercare le parole che vuole dire. «Alba, avete una madre fantastica, non ho fatto che ripeterlo a lei e a tuo fratello» dice con entusiasmo.

«Lo so...»

«Siamo stati benissimo... Non ho mai provato neanche per un attimo imbarazzo o disagio».

Quell'Estate sull'OceanoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora