Nadia ha 21 anni e nessun obiettivo: non ha più interesse per gli studi di Lettere e il suo futuro è un'incognita. Quando realizza di provare un'attrazione proibita per Dario, il suo patrigno di 36 anni, un affascinante professore di Fisica, il suo...
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POV NADIA
L'autobus mi lasciò a pochi passi dal palazzo di Dario. L'ansia di rivederlo si mischiava a un altro tipo di apprensione che mi faceva scrutare nervosamente il portone e ogni finestra del condominio, sperando di non essere intercettata da nessuno che potesse riconoscermi.
Attraversai la strada in fretta, stringendo la borsa a tracolla per evitare quel fastidioso rimbalzo. Quando arrivai al citofono, suonai e aspettai. Dario alzò il ricevitore senza dire nulla, limitandosi a premere il tasto per aprire. Fremevo d'impazienza. Spinsi il portone, ma proprio allora qualcuno lo tirò verso di sé, e poco ci mancò che lo colpissi in faccia.
Davanti a me c'era la vicina di Dario, quella che abitava al piano di sopra. La "tizia della perdita in cucina," come la chiamavo io mentalmente. Sgranò gli occhi quando mi riconobbe, e il mio stomaco fece una capriola. L'incubo di essere beccata dai vicini si stava avverando.
"Nadia, che sorpresa!" Esclamò la donna, sulla sessantina, fissandomi con curiosità; reggeva in mano un sacco della spazzatura. Qualche filo di capelli grigi fuoriusciva dalla sua nuca perfettamente tirata indietro. "Che fai qui? So che tua madre è andata via già da un po'."
Non sembrava molto dispiaciuta, quanto piuttosto in attesa di ascoltare altre novità succose. Era sicuramente in contatto con mia madre e, dopo avere spremuto da lei ogni informazione sulla sua separazione, stava spostando il mirino su di me.
"Lei sì." Risposi, mantenendo la calma e cercando una scusa plausibile. "Ma io ho ancora un sacco di roba là dentro, che non sappiamo dove altro mettere."
Era una balla. Mia madre aveva preso un appartamento in periferia proprio perché così, a parità di affitto con la città, poteva avere una casa enorme. Io però le avevo detto che avrei portato le mie cose da mio padre. Questo mi dava un alibi valido con tutti, per giustificare le mie visite a Dario.
La vicina annuì lentamente, ma il dubbio le rimaneva stampato in faccia. "Ah, capisco. Dario è stato davvero gentile a venirvi incontro."
"Sì, infatti." Risposi, forzando un sorriso. "Un altro avrebbe già buttato le mie cose fuori dalla finestra. Lui invece no." Aggiunsi, sperando di troncare il discorso. "Ora vado, mi ha dato un orario preciso e sono già in ritardo. Non voglio dargli troppo fastidio."
Con un altro cenno comprensivo, la vicina mi lasciò passare. Tirai un sospiro di sollievo mentre raggiungevo l'ascensore. L'avevo scampata. Ecco perché Dario preferiva che venissi a casa sua di notte, per evitare questo genere di imprevisti.
Quando entrai in casa, mi accorsi che aveva un'espressione strana, intensa, e malgrado ciò percepii, senza nemmeno pensarci, che fosse felice di vedermi. Gli saltai al collo e lo abbracciai forte, stringendolo a me con tutta l'energia che avevo. Sentivo la borsa pesarmi sul braccio, appesantita da libri e quaderni. La lasciai cadere a terra e, prima che potesse dire una parola, lo baciai.