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Il temporale non ci aveva dato tregua per tutto il giorno, così come, a me, il ricordo di quel bacio: continuavo a vederlo nella mia testa, sentirlo sulle labbra, dentro la pelle, come se avesse deciso di sabotarmi la vita

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Il temporale non ci aveva dato tregua per tutto il giorno, così come, a me, il ricordo di quel bacio: continuavo a vederlo nella mia testa, sentirlo sulle labbra, dentro la pelle, come se avesse deciso di sabotarmi la vita.

Studiare con Mario, quel pomeriggio, era diventato impossibile. Mi sembrava di capirci ancora meno di quando ero partita da zero.

"Basta, per oggi ho chiuso!" Picchiai la penna contro il quaderno come se fosse colpa sua e sbuffai.

Mario aveva iniziato a ridere, ma poi si era trattenuto, e io sapevo perché. Era un po' dispettoso e gli piaceva infierire ogni volta che sbagliavo. Per giustificarsi, diceva sempre che i professori a lezione erano peggio di lui e che facevo meglio ad abituarmi.

"Avere la testa per aria non aiuta." Commentò, a mò di ramanzina, stiracchiandosi.

Venni di nuovo catturata da quella irrefrenabile voglia di raccontare troppo alla persona sbagliata.

"Non è colpa mia. C'è stato qualcuno che mi ha mandato in tilt."

Ecco, l'avevo detto. E una parte di me moriva dalla voglia di vedere la sua faccia quando avessi pronunciato il nome di Dario.

"Un ragazzo?" Domandò, sforzandosi di fare conversazione. In realtà, non era mai molto interessato ai pettegolezzi o a tutto ciò che non fosse scienza, vecchi film e Nancy. In quest'ordine.

"Questa era proprio la mia paura quando mi sono iscritta: di non poter studiare più per colpa sua." Avevo ignorato la sua domanda, dato che Dario non era propriamente un ragazzo.

Mario fece spallucce. "Secondo me, hai bisogno di distrarti. È un secolo che non esci con noi. Stasera siamo da Roby, mangiamo una pizza e vediamo un film. Perché non vieni?"

"Chi c'è?"

"Io, Nancy, Roberta e Ciccio. Tu puoi portare Asia."

Magnifico.

Era l'invito meno allettante della storia. Fare da quinto incomodo con Asia - che stava persino peggio di me - era come mandarmi al patibolo.

Rifiutai, dicendo di essere stanca. Ma non avrei partecipato in nessun caso. Da quando Giamma era andato via, uscire con loro non era più divertente.

Uscimmo dall'edificio, sotto al diluvio, gli ombrelli aperti, e Mario scrutò il parcheggio.

"Eccoli." Disse, indicando una macchina grigia.

Sapevo già che sarebbero passati a prenderci, ma ora l'idea di incontrarli mi faceva stringere lo stomaco.

Ci muovemmo in fretta verso l'auto, chiudemmo gli ombrelli al volo e ci tuffammo nei sedili posteriori. Mario diede un bacio a stampo a Nancy, Roberta ci salutò dal posto davanti con un sorriso disinvolto e Ciccio fece lo stesso dallo specchietto retrovisore.

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