Nadia ha 21 anni e nessun obiettivo: non ha più interesse per gli studi di Lettere e il suo futuro è un'incognita. Quando realizza di provare un'attrazione proibita per Dario, il suo patrigno di 36 anni, un affascinante professore di Fisica, il suo...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Era una di quelle sere fatte apposta per illuderti che tutto vada bene. Io e Santino avevamo allungato il tavolo della veranda unendo due tavolini di plastica sbeccati, e ora lui finiva di arrostire le salsicce accanto a Massimo, lasciandogli giusto l'onore di girarle ogni tanto. Non era geloso della griglia, semplicemente non si fidava di nessuno che non facesse bruciare la carne almeno un po'.
I bambini correvano in cortile, inseguendo Briciola tra i cespugli e le piante, approfittando degli ultimi raggi di sole incastrati nel cielo.
Qualcuno aveva già cominciato a mangiare. Ivan, che aveva lavorato tutto il giorno, sembrava ingoiare più che masticare. La sua ragazza, seduta accanto a lui, lo guardava imbarazzata, mentre mia madre - ancora riluttante ad essere gentile coi miei amici, eppure costretta a farlo dalle buone maniere - gli chiedeva per la terza volta: "Vuoi altre fave?"
Anche la moglie di Massimo, alla fine, si era arresa alla fame. Lei non poteva farne a meno: era di nuovo incinta.
"Bevete, che dobbiamo festeggiare!" Gridò Massimo, accorgendosi che il vino era finito e stappandone un'altra bottiglia con entusiasmo.
Senza chiedere niente a nessuno, riempì il bicchiere di Ivan e quella sua ragazza, poi andò da sua moglie, dicendole che "le avrebbe fatto bene". Passò anche da me e Vasil, ma con me fu un disastro: il vino traboccò dal mio bicchiere di plastica e mi colò lungo la mano fino alle scarpe.
Massimo non si scusò. Mi diede solo una pacca calorosa sulla spalla. "Pazienza, amico. Meglio troppo che poco!"
Storsi il naso, ma capivo il motivo del suo buonumore. Quella notte, quei soldi che lo rendevano felice, glieli avevo messi in mano io. E con quelli aveva ricominciato: nuovi regali ai figli e alla moglie, tra cui la terza gravidanza in arrivo. Se usciva con noi, doveva per forza offrirci qualcosa. Quella sera, infatti, la spesa l'aveva fatta tutta lui.
"I figli sono sempre una benedizione." Affermò mia madre, con tono di sospetto. "Non si bada a spese, pur di festeggiarli. Vero, ragazzo?"
"Ben detto, signora!" Rispose Massimo, tutto allegro. "Non si bada a spese. E quando hai un amico come Dario, c'è solo da brindare!"
Mia madre mi lanciò uno sguardo lungo e sospettoso, stringendo gli occhi. Si stava chiedendo che cosa avessimo combinato.
Fui io il primo a distogliere lo sguardo. Portai al tavolo qualche piatto di carne per far mangiare i bambini, e tornai a chiacchierare con gli altri.
"Fatelo uscire, di tanto in tanto." Disse Santino ai ragazzi, ascoltando a metà. Parlava di me. "Ultimamente pensa solo a fare calcoli. Ha bisogno di compagnia."
"Non ha bisogno di noi, Santino." Rispose Ivan, la bocca ancora piena di cibo. "Gli serve una donna!"
Santino mi fissò negli occhi. Qualche volta avevamo parlato, e io gli avevo assicurato che non provavo più nulla per Eliana. Era vero. Ma gli avevo anche detto che non c'era nessun'altra. E quella, invece, era una bugia.