Nadia ha 21 anni e nessun obiettivo: non ha più interesse per gli studi di Lettere e il suo futuro è un'incognita. Quando realizza di provare un'attrazione proibita per Dario, il suo patrigno di 36 anni, un affascinante professore di Fisica, il suo...
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"Possiamo parlare?" Chiesi più tardi a Giamma, esasperata. Era la terza volta che si spostava quando si accorgeva di essere finito accanto a me. Era lui a fare l'offeso, e dopo quello che avevo ascoltato da Nancy iniziavo a capire perché.
Asia, che era tra noi, gli diede un colpetto affettuoso sul petto, come a incoraggiarlo. Giamma, che inizialmente aveva fatto finta di non sentirmi, poggiò la bottiglia di birra sul tavolino e mi guardò finalmente negli occhi, con un'espressione penetrante che raramente gli avevo visto. "Okay." Disse soltanto, con durezza.
Ci spostammo fino in fondo alla confusione, vicini alla scala dove avevamo litigato poco prima. Un gruppo di ragazzi alti ci separava dalla vista dei nostri amici; io cercavo di preparare mentalmente il discorso, quando Giamma si mosse con una rapidità che mi colse di sorpresa. In un attimo, mi ritrovai schiacciata contro la parete sporca del vicolo.
Un brivido mi scosse. La gravità sul suo volto mi spaventava, così come la sua vicinanza. Il suo corpo mi avvolgeva, le sue mani forti, strette ai miei fianchi, mi impedivano di allontanarmi. I suoi occhi, intensi, mi fissavano con un ardore che non avevo mai visto prima, e il suo fiato, intriso dell'odore della birra, mi faceva girare la testa. Ero completamente nelle sue mani, in un modo che non avevo mai sperimentato.
"Che diavolo vuoi da me, Nadia?" Sibilò, la sua frustrazione trattenuta a stento. Le sue labbra erano pericolosamente vicine, il calore del suo respiro mi faceva fremere.
"Cerchiamo di essere chiari." Dissi, forzando me stessa a ignorare quanto mi fosse improvvisamente attraente. "Siamo solo amici. Niente più baci, niente più... altro. Staccati." Gli ordinai. Lui obbedì, ma i suoi occhi erano ancora fissi su di me, tesi nell'attesa delle mie parole. "Mi dispiace se ti ho confuso, se ti ho fatto credere che ci fosse qualcosa di più. Da oggi saremo solo due ragazzi che sono costretti a vivere insieme."
"Non hai ancora risposto alla mia domanda." Replicò Giamma, la voce più tagliente di prima, impaziente, mentre i suoi occhi scuri si fissavano nei miei con un'intensità che mi fece quasi vacillare. Era come se non mi avesse neanche ascoltato. "Tu cosa vuoi da me?"
Sentii un nodo stringermi la gola, ma cercai di mantenere la calma. "Te l'ho appena detto!" Ribattei, la mia voce incrinata dall'agitazione.
"Ma non era la verità!" Rispose, la frustrazione evidente nel suo sguardo accigliato e nella mascella serrata. Il tono della sua voce si fece più duro, quasi disperato. "Vuoi stare con me, sì o no?"
Esitai un momento, distogliendo lo sguardo dal suo per cercare di mettere ordine nei miei pensieri. "Giamma, lo sai..."
"Se lui non ci fosse, vorresti stare con me?" Mi interruppe bruscamente, costringendomi a fare i conti con le mie incertezze. Il suo corpo si avvicinò ancora di più, e mi sentii di nuovo intrappolata dalla sua presenza imponente.
Un brivido mi percorse la schiena mentre cercavo le parole giuste. "Se non avessi conosciuto Dario, se non avessi scoperto grazie a lui quanto l'amore possa essere intenso, avrei pensato che la tua passionalità fosse tutto ciò che posso aspettarmi dalla vita." La mia voce era quasi un sussurro, ma dentro di me c'era un tumulto di emozioni contrastanti. "Ma dato che non è così, non posso volere un ragazzo complicato come te. Io non soffro della sindrome della crocerossina."