57

150 11 118
                                        

UN MESE DOPO

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.


UN MESE DOPO

Avevo bevuto troppo. La testa mi girava, ma non era neanche quello il problema principale. Era il modo ridicolo con cui i miei tacchi barcollavano sullo sterrato, nel parcheggio della discoteca, dove mi ero rifugiata per paura di rimettere.

Roberta mi teneva a braccetto, dicendomi qualcosa che mi sfuggiva. Sapevo solo che aveva finito le parole comprensive e ora mi stava rimproverando.

"Stai esagerando... ogni sabato la stessa storia..."

"Lo so... hai ragione..." Mormorai, solo per calmarla, senza crederci davvero.

"Se non vuoi stare con Giamma, devi dirglielo e basta."

Quella frase mi colpì. Come l'aveva capito? La nostra storia non era la più sentimentale del mondo, ma nell'ultimo mese siamo stati sempre insieme. Anche più di quanto avrei voluto.

"Perché pensi che non lo voglio?" Chiesi, sbiascicando. Non potevo guardarla: nel parcheggio buio, lei era solo un'ombra accanto a me.

"Ti riduci così da quando vi frequentate. Qualcosa non va. E forse è il momento che mi dici cosa, prima di farti altro male."

Mi appoggiai al fianco di una macchina qualunque. Le gambe molli, ma non solo per colpa dell'alcol. Non parlavo di Dario da settimane. Nessuno sapeva che avevo iniziato a spiarlo su Facebook. Non eravamo amici, quindi vedevo solo le sue foto profilo. Le guardavo tutte le sere.

Nell'ultima foto era lui all'università - uno scatto rubato - vicino ad altre persone con cui sembrava lavorare a un progetto. Era bello, rilassato. Sembrava felice. E io non c'ero.

"Non c'è proprio niente che vada bene." Ammisi. Le parole mi uscivano di bocca senza filtro. L'alcol le aveva rese leggere. "Sono talmente una fallita che amo ancora qualcuno che mi ha mollato ed è sparito."

Percepivo lo stupore di Roberta senza neanche vederlo.

"Non lo sapevo che eri ancora innamorata del tuo ex."

"Già." Dissi, per istinto. Il suo silenzio fu una tortura. "Niente giudizi morali?"

"Non mi sembra il caso."

Grazie, pensai. Ma non lo dissi.

"Giamma lo sa." Aggiunsi, per non sembrare una stronza. "Crede che prima o poi me ne dimenticherò."

"E si sbaglia."

"Sì, si sbaglia."

Qualcosa, pensando a quei due, scosse il mio stomaco. Mi piegai accanto alla ruota posteriore e vomitai tutto.

Alla fine, mi sentivo senza forze.

"Torniamo dentro." Dissi comunque a Roberta, asciugandomi le labbra col polso.

"Sicura? Penso che dovresti tornare a casa."

Un rumore di passi sullo sterrato ci interruppe. Giamma stava arrivando, il volto del tutto in ombra. Ma forse non l'avrei guardato comunque. Conoscevo il suo viso a memoria - conoscevo tutto di lui a memoria - tanto da venirmi a noia. Si fermò accanto a Roberta, le mani incrociate.

StepfatherDove le storie prendono vita. Scoprilo ora