67 🍋

183 5 109
                                        


POV DARIO

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

POV DARIO

Non ero mai stato tanto sereno in vita mia, il che era molto meglio che essere felici. La felicità era un'emozione sfuggente, mutevole, originata dal suo contrapposto che è il dolore. La serenità, invece, potevo provarla quando ero in pace con me stesso e consapevole di essere nel posto giusto.

Con Nadia mi sentivo così. La sua presenza schiariva le mie giornate con una luce che non c'era mai stata. Finora avevo amato insegnare perché amavo trasmettere le mie conoscenze; ma ora andavo a lavoro soltanto per rivedere lei.

La sera non vedevo l'ora di sentirla suonare al citofono. Già al mattino pregustavo il momento in cui l'avrei accolta, baciata, spogliata e portata a letto. Anche se cercavo di avere buon senso, e pur ripetendomi che, malgrado le difficoltà, stavolta sarebbe stato per sempre, non potevo fare a meno di sentirmi impaziente di rivederla come lo sarebbe stato un ragazzino delle superiori.

All'università, anche quella mattina Nadia era passata a trovarmi durante l'orario di ricevimento. Aveva aspettato pazientemente che terminassi un altro colloquio, durante il quale io stesso non ero riuscito a concentrarmi, sapendo che lei era fuori. Avevo chiuso il discorso con lo studente nel modo più frettoloso possibile e mi ero alzato per accompagnarlo fuori dalla porta. La mia insistenza era al limite della maleducazione, ma sapevo che non si sarebbe notata la differenza, rispetto a molti altri professori.

Lei spalancò un sorriso appena mi vide. Non c'era nessun altro in quel momento. La lasciai entrare, socchiusi la porta, tenendo stretta la maniglia, e la baciai. Quell'attimo di follia fece sorridere entrambi. Poi ci allontanammo e spalancai tutto prima che qualcuno potesse notarlo.

"Ho delle domande per te sulla lezione di oggi." Mi disse, quando tornammo a sederci davanti alla scrivania. Tirò fuori un quaderno e me lo porse.

"Questa non è la mia lezione. Sembra più il programma di Geometria I." Commentai, scorrendo l'occhio sul breve elenco.

Lei spalancò un sorriso innocente: "Non ci ho capito niente lo stesso."

"Sono argomenti che devi conoscere per forza, ma non posso spiegarteli qui, adesso." Abbassai la voce in sussurro. "Ti aspetto stasera?"

Ero sicuro che avrebbe detto sì. Lei, però, abbassò lo sguardo e fece tamburellare le dita sui jeans.

"Non credo di poter venire oggi. Avrò lezione per tutto il giorno, sarò stanca." Rispose. "E poi, ho già detto troppe bugie ai miei genitori. Credo che sospettino qualcosa."

"Ad esempio?"

"È come se non mi credessero più. Mi fanno sempre delle strane domande."

Riflettemmo in silenzio per un lungo istante.

"A me non importa se ci scoprono, non ho niente di cui vergognarmi. Ma capisco che tu non sei ancora pronta a lasciare che la bomba esploda." Il suo silenzio fu la mia conferma. "Va bene, allora te lo spiegherò su Skype." La rassicurai. "Tra i tuoi genitori va ancora tutto bene?"

StepfatherLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora