67 bis 🍋

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POV NADIA

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POV NADIA

Andava tutto così bene che non mi sembrava vero. Neanche mia madre chiese nulla quando, con un'autonomia che di solito mi sarebbe costata qualche lamentela, presi le chiavi della sua auto e annunciai che stavo uscendo. Se ne stava seduta sul divano, con lo sguardo incollato alla tv: sembrava ipnotizzata dalla scena del taglio della gamba di Saw - L'Enigmista.

Poco dopo ero di nuovo tra le braccia di Dario, e poi subito a letto, nuda, più velocemente di quanto mi sarei aspettata. Non ero nemmeno pronta. Il suo ingresso fece male e mi sfuggì un lamento.

"Shh." Mormorò contro le mie labbra, soffocando ogni mia protesta in un bacio affamato. Si muoveva con passione, ma anche in un modo scomposto e disordinato che non gli apparteneva.

Potevo solo lasciarmi andare e urlare, cercando il respiro che mancava, le mani che lo toccavano in una supplica silenziosa perché rallentasse. Ma non lo chiesi davvero.

Quando fu tutto finito, continuò a strapazzarmi. Mi cingeva il collo col braccio, attirandomi a sé per imprimermi dei baci disordinati sul viso, mentre io cercavo ancora di riprendere fiato e capire cosa fosse successo. Mi rifugiai sotto il lenzuolo, colpita dal freddo improvviso.

Socchiusi gli occhi per godermi quella beatitudine tiepida, col naso che sfiorava la sua guancia irsuta. "Va tutto bene?" Domandai con ironia, strofinandomi a lui. "Eri piuttosto focoso."

"Sei tu che mi fai questo effetto." Mi accarezzò i capelli, poi ne tirò una ciocca con troppa forza per cercare di nuovo le mie labbra. "Stavo pensando a una cosa."

"Cosa?"

"Oggi ho ricordato un dettaglio." Iniziò lui, con un tono strano. "Credo di averti sentito parlare di me, ogni tanto, in passato. E tu usavi una parola. Quasimodo."

Spalancai gli occhi di botto. Ora capivo cos'era tutta quella irruenza. "Sei arrabbiato?" Mormorai, colta da un dubbio. "Ma certo che lo sei. Oggi ti ho salutato da lontano in facoltà e tu ti sei girato dall'altra parte."

"Non ti ho vista." Tagliò corto. "E non sono arrabbiato. Solo... curioso. Perché proprio Quasimodo?"

Mi sollevai per guardarlo meglio. Anche se negava di esserlo, lo capivo che era infastidito. "Oh, Dario, scusa." Gli dissi. "È una stupidaggine. Ti prendevo in giro per come metti le spalle. Perché sembri... ingobbito."

"Come Quasimodo."

"Già."

Lui annuii, riflettendo: "Quindi mi consideravi... un mostro?"

Lo guardai con un pizzico di sufficienza, scuotendo la testa. "Tu ti guardi mai allo specchio? Ti vedi davvero così orrendo?"

"No." Ammise lui, senza falsa modestia.

"Esatto." Mi chinai su di lui e lo baciai.

Ma non gli era ancora passata. "Lo hai detto a tutti?" Chiese, la voce ancora tesa.

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