Nadia ha 21 anni e nessun obiettivo: non ha più interesse per gli studi di Lettere e il suo futuro è un'incognita. Quando realizza di provare un'attrazione proibita per Dario, il suo patrigno di 36 anni, un affascinante professore di Fisica, il suo...
RAGA SCUSATEMI HO COMBINATO UN CASINO. INVECE DI ANNULLARE LA PUBBLICAZIONE DI QUESTO CAPITOLO (LO STAVO SOLO CORREGGENDO E HO CLICCATO PER SBAGLIO SU PUBBLICA) HO ANNULLATO LA PUBBLICAZIONE DELL'INTERA STORIA! MI STAVO SENTENDO MALE! HO DOVUTO RIPUBBLICARE DI NUOVO TUTTO. SCUSATE PER LE SESSANTA NOTIFICHE!!
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POV DARIO
Appoggiato allo schienale di una panchina come ai vecchi tempi, guardavo il cielo imbrunire oltre le cime degli alberi.
Stavo fumando. Era da tanto che non lo facevo. Non l'avevo mai trovato interessante, avevo solo imparato a usarlo per darmi un tono, così come avevo visto fare a molti.
Per esempio, mi era sempre piaciuto l'aspetto che aveva Arben quando fumava. Sembrava uno tosto. Lo era, e la sigaretta lo ricordava al mondo anche quando il mondo, distratto, non se ne accorgeva.
Ora stavo facendo la stessa cosa.
Ad un tratto, notai un tizio fermo sul marciapiede che mi stava osservando. Lo conoscevo: lo chiamavano U Scuru, un vecchio ormai ridotto a uno scheletro, sdentato e con due fili di capelli in testa. Si avvicinò piano, ed io continuai a fumare, stringendo gli occhi con diffidenza.
"Il figlio dell'albanese, eh?" La sua voce era roca. Annuii con un rapido cenno. "Non ti si vede da un pezzo, quasi non ti riconoscevo con gli occhiali. Che fai, adesso?"
"Lavoro fuori."
"Ah sì? E cosa fai?"
"Un po' di tutto. Si tira avanti." Tagliai corto, lasciandolo sospettare quel che voleva.
U scuru annuì, ma poi il suo volto rugoso si incupì più del suo nome, lo sguardo si fece penetrante. "E tuo padre che dice?"
Sorrisi freddo, scrollando le spalle. "Tu ne sai più di me."
"Se lo sapevo, non te lo chiedevo." Mi mostrò il suo ghigno sdentato. "Mi deve un bel po' di soldi, quel bastardo."
"Non mi riguarda." Replicai schiacciando la sigaretta sul cemento. "Non ci parlo dal giorno dell'incidente. Per me può anche essere morto."
"Morto? No, no... l'erba cattiva non muore mai." Si accigliò ancora. "Beh, senti, avrei un lavoretto per te. Niente di che, solo qualcosa per rimediare a quello che mi deve tuo padre."
"Non faccio più lavoretti, men che meno per lui." Tagliai corto, irritato. Ma lui era deciso a provarci ancora.
"Il tuo amico Massimo partecipa." Aggiunse in tono subdolo, sicuro che quel nome avrebbe avuto effetto. "Se non ci credi, chiedilo a lui. Poi magari ci ripensi."
Il sangue mi salì alla testa. Quel tipo ricettava cocaina da anni, e tutti in zona lo conoscevano e diffidavano di lui, malgrado il suo aspetto da innocuo vecchietto.
Mi era facile immaginare che un giorno avesse ingaggiato anche mio padre, e che poi Arben fosse scappato con la refurtiva per non tornare mai più. Non sarebbero bastati diecimila euro per pagare quel debito, e io volevo solo starne fuori.