Nadia ha 21 anni e nessun obiettivo: non ha più interesse per gli studi di Lettere e il suo futuro è un'incognita. Quando realizza di provare un'attrazione proibita per Dario, il suo patrigno di 36 anni, un affascinante professore di Fisica, il suo...
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POV ELIANA
Un telefono che squillava la sera non poteva portare a nulla di buono. Negli ultimi giorni, però, avevo smesso di preoccuparmene. Se succedeva tra le otto e le nove, era senz'altro la signora Cassia.
"Sì, signora Cassia? Come sta?" Risposi stancamente, senza quasi guardare lo schermo.
"Eliana? Ciao, scusa il disturbo." Iniziò la sua voce lenta e gracchiante. "Per caso sei qui a casa?"
"Se intende nel suo palazzo, signora, no di certo. Io e Dario stiamo divorziando, ricorda?" Urlavo per farmi capire meglio.
"Oh, certo, certo. Mi sembrava di averti visto, ecco."
"Lo so, signora, me l'ha già detto altre volte. Ma non sono io, è chiaro? Ora vivo da un'altra parte."
"Chiaro, chiaro."
"Ha bisogno di aiuto, comunque?"
"No, tesoro, grazie. Non voglio disturbarti. Mi servirebbe aiuto per la spesa, ma solo quello."
"È tardi per la spesa. Posso passare domani, se vuole."
"No, no, grazie, tesoro. Chiederò ad Antonella. Grazie, tesoro, grazie. Buona notte."
Chiusi la conversazione con un sospiro. Quella povera donna peggiorava di giorno in giorno. Per scrupolo, mandai un messaggio ad Antonella, la vicina del piano sopra Dario, chiedendole se avesse tempo per parlare.
"Eliana, cara! Come vanno le cose?" Mi chiamò lei poco dopo.
"Non c'è male. Mi sono sistemata nella nuova casa e ora Nadia vive con me. Ha lasciato Lettere e si è iscritta a Fisica. Assurdo, no? Ma pare che si trovi bene."
"Non mi dire! E quindi vede ancora il tuo ex?"
"Lei dice di non averlo ancora incontrato, ma secondo me mente per non farmi agitare. Lei lo sa: non ci deve neanche provare a parlarle."
Antonella ridacchiò: "Ogni tanto, qua sotto, si sentono delle voci. Non l'ho ancora vista, ma secondo me si sta portando a casa una donna."
"Si già è consolato, il bastardo!" Sbottai, ma sapevo che lei vivesse di pettegolezzi, e io non volevo farmi coinvolgere. "Lasciamo perdere. Ti ho cercata per un altro motivo: la signora Cassia mi telefona quasi tutte le sere. Mi sembra un po' confusa."
"Sì, hai ragione. Proprio l'altro giorno mi ha fermata davanti all'ascensore. Dice che a volte si affaccia alla finestra e ti vede entrare nel palazzo."
Mi si gelò il sangue. "Pensi sia il caso di andarla a trovare?"
"Sì, se te la senti. Ci vengo pure io, vediamo come sta. E poi è da tanto che non ti vedo, possiamo prenderci un caffè insieme."