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"Non ti reggi neanche in piedi

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"Non ti reggi neanche in piedi." Mi rimproverò mia madre, mentre aspettavamo la fila per imbarcarci sull'aereo.

Indossava un'ampia blusa di lino bianco che lasciava una spalla scoperta, perfetta per le foto che sicuramente avrebbe scattato appena atterrata.

I sandali dorati scintillavano sotto i neon dell'aeroporto, e gli occhiali da sole enormi, poggiati sui capelli perfettamente in piega, le davano quell'aria da diva in vacanza. Il trucco sugli occhi, sfumato nei toni caldi del marrone, esaltava il suo sguardo severo che mi scrutava con disapprovazione.

"Tuo padre non dovrebbe permetterti di ridurti così. Ma lui vive nel mondo dei sogni e non si accorge mai di nulla."

Sospirai, cercando di ignorare il mal di testa che mi pulsava dietro le tempie. Il caldo della folla mi soffocava, amplificando i residui di nausea e spossatezza. Mi passai una mano sulla fronte sudata, chiudendo gli occhi per un istante.

I ricordi di quella notte erano confusi. Ricordavo bene che Gaetano avesse chiamato l'ambulanza; poi avevo sentito il suono delle sirene e visto le luci blu che lampeggiavano dietro ai cespugli.

Ma fare intervenire le forze dell'ordine era stato un punto a suo sfavore. I paramedici avevano visitato anche Asia e tutti le avevano suggerito di sporgere denuncia contro di lui. I carabinieri avevano preso i nominativi di Giamma e Tony, ma anche i suoi. Dovevano tutti presentarsi in caserma l'indomani.

Il pensiero mi fece stringere lo stomaco.

La sera stessa, ancora un po' brilla, avevo detto a Giamma che avrei rinunciato al viaggio per stargli accanto. Non era forse la mia unica ragione, ma la più importante. Lui, però, era di pessimo umore e mi aveva detto di andare.

"Senza di te sarà tutto più facile."

Mi aveva accompagnato a letto come l'altra sera, e ora stava tornando, stanco e afflitto, nel suo. Presto avrebbe dovuto affrontare anche sua madre.

Lo fermai.

"Dammi un bacio."

Si bloccò sulla soglia, esitante, poi tornò indietro. Si chinò su di me e mi baciò con forza, come se fosse l'ultima. Le sue labbra sapevano di rabbia e malinconia. Quando si staccò, rimase vicino, il suo respiro caldo contro la mia guancia.

"Vorrei saper rinunciare a te." Sussurrò.

Le sue parole mi colpirono. Sollevai la mano e gli sfiorai il viso, cercando di trattenerlo in quel momento che sentivo scivolare via.

"Cosa ci sta succedendo, Giamma?" Sussurrai anch'io, con un nodo alla gola. "Che cosa è diventata la nostra vita? Prima non era così incasinata."

"La mia sì." Ammise lui, abbassando lo sguardo. "Forse tua madre aveva ragione sul mio conto. Staresti meglio senza di me."

Il cuore si strinse. La testa mi girava ancora troppo forte per trovare le parole giuste. Mi limitai ad accarezzargli il braccio, cercando di fargli capire che non volevo perderlo.

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