Nadia ha 21 anni e nessun obiettivo: non ha più interesse per gli studi di Lettere e il suo futuro è un'incognita. Quando realizza di provare un'attrazione proibita per Dario, il suo patrigno di 36 anni, un affascinante professore di Fisica, il suo...
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Un rumore lontano si perse nel buio. Spalancai gli occhi, il respiro spezzato, il cuore che mi martellava nel petto. Ero stata svegliata da un incubo, qualcosa di confuso e angosciante. Ricordavo solo un senso di oppressione, come se qualcuno mi stesse inseguendo, orrori che già si dissolvevano nella memoria.
Mi sollevai appena dal letto, il silenzio della casa sembrava assorbirmi. A parte il respiro leggero di Giamma, nella stanza accanto, tutto era fermo. Mi calmai: la notte non era più un nemico, nessuna ombra mi stava minacciando. Eravamo solo io e quella casa piccola e tranquilla, ancora immersa nel buio.
E avevo bisogno di aria.
Scostai piano le coperte e mi alzai, attenta a non fare rumore. Indossai dei pantaloncini e un top, presi il cellulare e scrissi un messaggio veloce a Giamma.
Niente panico, se non mi trovate in casa. Sono andata a fare due passi.
Mi mossi in punta di piedi, presi le chiavi e le strinsi in mano perché non facessero rumore.
Prima di andare via, mi fermai un istante sulla soglia della stanza di Giamma. Vidi la sua sagoma che dormiva con una gamba penzoloni fuori dal letto, il lenzuolo aggrovigliato. Sorrideva persino, come se stesse sognando qualcosa di bello. Quasi invidiavo quel suo modo rilassato di vivere la vita e le relazioni. Scossi la testa e mi avviai verso l’uscita.
Andai al molo, dove due pescatori abbronzati erano intenti a dispiegare le loro reti, parlando a bassa voce tra loro, indugiando appena su di me al mio passaggio. Mi sedetti sul muretto, lo sguardo perso verso l’orizzonte, dove il sole non era ancora apparso e il cielo si tingeva di sfumature grigie e rosate, l’alba che lentamente cancellava le stelle.
Chiusi gli occhi e inspirai a fondo, ma il nodo che avevo nello stomaco non se ne andava. Era ancora lì, pesante, come il ricordo di quel fine settimana, come le scelte che avevo fatto.
Giamma.
Mi passai una mano tra i capelli, mordendomi il labbro. Avevo ceduto a lui. Lo avevo voluto, in quei momenti, era stato l’unica cosa a cui potevo appigliarmi. Ma ora sentivo un vuoto che mi scavava dentro.
"Che cazzata ho fatto." Mi dissi sottovoce. Lo avevo pensato anche la sera prima, tornando da casa di Asia.
***
Le strade erano deserte mentre la moto di Giamma sfrecciava veloce. Avevo ancora i vestiti umidi addosso, il costume che mi si incollava alla pelle; avevo fresco, ma nessun modo per coprirmi. Con la testa appoggiata alla sua schiena, mi lasciavo cullare dal rombo del motore, cercando di non pensare.
Avevo scritto ad Asia poco prima di partire. Noi andiamo via, ci sentiamo domani. Ma non avevo aspettato la sua risposta.
Davanti al garage, Giamma aveva spento la moto senza scendere. Era rimasto fermo, con le mani ancora sul manubrio, come se stesse pensando. Mi tolsi il casco, stanca e infreddolita.