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POV DARIO - Un mese prima (luglio)

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POV DARIO - Un mese prima (luglio)

Avevo appena finito di leggere l'email circolare inviata dal coordinatore del progetto, il professor Russo, il mio vecchio insegnante di Meccanica Quantistica, in cui sgridava un collega per un grossolano errore di calcolo, quando ne arrivò un'altra:

Prego gli Illustri Colleghi di restare focalizzati su teorie valide e realistiche, lasciando le elucubrazioni fantascientifiche a chi non abbia mai ricoperto un ruolo accademico.

La cestinai subito.

"Ottusa testa di cazzo." Borbottai.

Il cane di mia madre, Briciola, gironzolava intorno al tavolo della veranda, annusandomi i piedi e scodinzolando. La sua coda pelosa frusciava a vuoto, spostando solo aria calda.

"Ma queste parole? Te la prendi pure col cane, adesso?" Si lamentò la stessa donna che sgridava regolarmente gli animali domestici come se fossero bambini. Era sbucata in veranda con una bacinella piena di panni puliti. "Che brutto carattere che c'hai."

Si avviò verso il filo per stendere i vestiti. Mi tenni le tempie tra le mani, lo sguardo fisso sul quaderno consunto che avevo riempito di calcoli. Più ci pensavo, più ero sicuro: la mia teoria era esatta.

La rabbia montava. Avrei dovuto gestire tutto con la calma accademica di sempre, ma ormai la pazienza era finita.

"E ora che vogliono, quei due cialtroni?" La voce di mia madre mi richiamò all'ordine. Quando la guardai, aveva uno sguardo gelido. "Avevo detto che andava bene per questo sabato, mica tutti i giorni!"

Mi voltai verso il cancello. Ivan e Vasil erano appena scesi dalla macchina, con una confezione di birre in mano.

La mia rabbia si attenuò. Corsi loro incontro, li feci entrare e li guidai verso il retro della casa, fino al garage. Passando, salutarono mia madre, che fu costretta a rispondere con un sorriso tirato.

Vasil stava molto meglio. Ancora si affaticava a camminare, ma non portava più le bende. Nel complesso, sembrava in forma.

Parlavamo del più e del meno. Il sole stava calando, ma il caldo era ancora pungente. Il garage, umido e in pietra, ombreggiato da un grande ulivo, ci dava un po' di tregua. Intorno a noi, le cicale suonavano ancora la loro stanca melodia.

"Non ho voglia di andare al mare." Risposi alla proposta di Ivan, sorseggiando la birra.

"Non vuoi mai uscire a divertirti." Commentò Vasil, scrutandomi.

Abbassai lo sguardo. Mi tornarono in mente alcune immagini molto vivide: il primo bagno a mare, di notte, con Nadia. L'ultima volta che l'avevo vista. L'avevo lasciata. Poi baciata lo stesso.

Quel ricordo non smetteva di far male. E io non sapevo, o non volevo sapere, il perché.

"Non sono qui in vacanza, ve l'ho detto cento volte. Devo finire il progetto con l'università. E ho una faccenda da risolvere prima di tornare a Catania."

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