Nadia ha 21 anni e nessun obiettivo: non ha più interesse per gli studi di Lettere e il suo futuro è un'incognita. Quando realizza di provare un'attrazione proibita per Dario, il suo patrigno di 36 anni, un affascinante professore di Fisica, il suo...
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Era una delle rare volte in cui la porta della stanza di Giamma era aperta. Mi avvicinai per guardare: la finestra era spalancata e lui stava facendo le flessioni a terra, accanto al suo letto. Era a petto nudo, indossava solo dei pantaloncini, e i muscoli delle sue spalle sode si contraevano ed espandevano in uno spettacolo accattivante. Contava sottovoce, inspirando ogni volta che scendeva; quando arrivò a trenta, si diede un piccolo slancio e tornò su. Lo vidi sorridere, soddisfatto di se stesso. Si sorprese quando scoprì che ero stata lì a osservarlo, e il suo solito ghigno si fece malizioso.
"Ti godevi lo spettacolo?" Esclamò, pulendosi le mani sui pantaloncini, chiudendo le braccia così che potessi notare i suoi pettorali.
Io non avevo molta voglia di scherzare. Da alcuni giorni ero decisamente k.o. Era giugno, a fine mese avrei dovuto dare l'esame di Letteratura, ma avevo sempre più ansia e meno voglia di studiare.
"Oggi hai da fare?" Gli domandai, e il mio scarso entusiasmo spense il suo. Mi appoggiai allo stipite della porta, come se avessi paura di cadere, e vi appoggiai anche la guancia. Sentivo di avere bisogno di supporto persino dai muri.
"Stasera, con tuo padre, al solito. Perché?"
"Mi va un giro in moto." Ce n'erano già stati alcuni. Lunedì, di ritorno dalla lezione con Dario, gli avevo chiesto di fare un giro; lui mi aveva accontentata, e insieme avevamo percorso tutto il litorale. Mi era servito per distrarmi dall'ennesimo senso di perdita che mi tormentava. Lo stesso era accaduto un paio di giorni dopo. Ora avevo voglia di riempirmi di dolcezza e andare a prendere un gelato.
"Okay." Affermò, contento. "Faccio un'altra serie, mi doccio e andiamo."
Annuii e tornai in camera mia. Una folata di vento aveva fatto volare a terra i miei appunti, che continuavano a scivolare lungo il pavimento. Io, però, chiusi la porta e mi buttai a letto senza pensarci. Eravamo soli in casa, come molte altre volte, ma ancora consideravo Giamma alla stregua di un coinquilino con cui non volevo condividere molta privacy.
A letto, abbracciai il cuscino (alla fine lo avevo accontentato e mi ero tenuta quello più scomodo), guardando il muro rosa di fronte a me, compatendo la mia vita. Ripensavo ancora a quanto era stato emozionante visitare la Cittadella con Dario, a quanto mi fossi sentita viva ed emozionata. Sembrava tutto perfetto. Baciare Dario era stato perfetto. E poi era finito tutto. Da quel giorno, una nuvola nera aveva preso possesso della mia testa e non era più andata via.
Giamma entrò in camera mia senza bussare. Profumava di prodotti da bagno maschili; il suo corpo era ancora umido quando saltò sul mio letto e si fece spazio tra me e il muro. Senza volerlo, incastrai una gamba alla sua; Giamma rimise il cuscino al suo posto, così che adesso potessi abbracciare soltanto lui.
Indossavo un abito comodo a canottiera che si era sollevato; anche la scollatura si era spostata, ma per fortuna il seno era ancora ben coperto da un top. Non volevo essere seducente per lui, non mi fidavo dei nostri istinti, anche se ormai mi ero abituata al contatto fisico e lo consideravo quasi normale.