Ad un certo punto nella camera d'ospedale di Emma entra un dottore.
D: Scusate, vorrei parlare con la signorina Emma.
Em: Si, sono io.
D: Beh, ecco, è una cosa un po' personale, vuole che gliela dica davanti ai suoi amici?
Em: Certo, sono come una famiglia per me.
Il dottore si avvicina al letto di Emma e la guarda dispiaciuto.
D: Mi rincresce molto darle questa notizia, signorina, mi creda, ma... Una conseguenza grave dell'incidente è stata che ha perso il suo bambino...
Guardo Emma e la vedo sconvolta. Le lacrime agli occhi, ma anche io le ho, sono veramente stupita.
Em: Cosa?
Dice in un sussurro, mi avvicino e l'abbraccio, mentre entrambe iniziamo a singhiozzare una sulla spalla dell'altra.
Em: Non posso aver perso il mio bambino, non è vero! Giulia, ti prego, dimmi che non è vero!
Continua a piangere disperata mentre la stringo forte, piangendo anch'io.
G: Oh, Emma, mi dispiace tantissimo.
Dico cercando di calmare i singhiozzi.
Continuiamo a pingere insieme, in una dannata stanza di ospedale, mi sento malissimo, sia fisicamente che emotivamente.
Em: Dov'è Jack?
E: Prima era fuori insieme a me, i genitori di Giulia e i tuoi.
Em: Vi prego, fatelo entrare.
Edo scappa fuori dalla stanza per tornare dentro insieme a Jack pochi minuti dopo.
J: Oddio, amore, ma che è successo.
Em: Ho perso il bambino, Jack.
Dice allungando le braccia verso di lui, che ovviamente la stringe in un abbraccio forte. Io mi allontano e mi appoggio a Edo, visto che mi fa ancora male il fianco e non riesco bene a camminare.
G: Edo, non ci sarà più nessun bambino...
Dico in un sussurro.
G: Ed è tutta colpa mia...
E: Cosa stai dicendo? Non è colpa tua!
G: Si che lo è, Jessica voleva investire me, mica Emma! È colpa mia se quel piccolo bambino non c'è più!
Urlo tra i singhiozzi e appoggiandomi a lui. Non riesco a trattenermi, è veramente colpa mia se quell'auto ci è venuta addosso, ed è tutta colpa mia se ora il piccolo Alessandro non potrà nascere.
E: Ti prego Giulia, non dire sciocchezze, non è colpa tua se vi hanno investite, e non devi farti una colpa se ora Emma a perso il bambino.
Mi abbraccia forte e così riesco a calmarmi un po', ma non smetto di piangere.
Em: Giulia, non è colpa tua.
Dice Emma attirando la mia attenzione. La guardo, tutti in questa stanza abbiamo gli occhi rossi, ora che lo noto anche Edo e Jack hanno le lacrime agli occhi.
G: È tutta colpa mia, Jessica non voleva te, voleva me, ed è per me che ci ha investite, dovevo stare più attenta sia a te che a me. È ora per colpa mia Alessandro non conoscerà mai questo mondo!
Cerco di camminare via da quella stanza ma il fianco mi fa troppo male, dando occasione a Edo di fermarmi.
Em: Smettila di dire cazzate! Non è colpa tua, dannazione! Sei la mia migliore amica!
Strattono il braccio che tiene Edo e corro fuori da quella stanza, cercando di ignorare il dolore lancinante al fianco e ritrovandomi a piangere sia per Alessandro sia per il dolore.
Vado su per le scale non trattenendo i singhiozzi e trovo una porta che da probabilmente al tetto, la supero senza esitazione e l'aria fredda di gennaio mi investe in pieno, anche se c'è il sole, inizio a tremare mentre avanzo verso il bordo del tetto e mi guardo intorno, non so neppure io quello che sto facendo. Vado in ginocchio e una nuova fitta al fianco mi piega in due. Piango disperata, ora ho solo voglia di urlare. Dal dolore, dalla tristezza e dalla rabbia. E così faccio. Urlo per tutto quello che è successo.
Urlo per Jessica che mi ha rovinato.
Urlo per Andrea che mi ha presa in giro.
Urlo per Lucas che mi ha quasi violentato.
Urlo per quel bambino che non nascerà a causa mia.
E infine urlo per il dolore, un dolore straziante che mi prende tutto il corpo e l'anima.
Urlo per tutto. Poi piango, i miei singhiozzi si fanno più violenti e perdo la capacità di sentire lo spazio intorno a me. Non sento niente, tranne tanta rabbia e tanto dolore nei confronti di Jessica. Non sento neanche Edo che corre per raggiungermi, seguito da Jack, non sento una giacca pesante sulle spalle e non sento Edo che mi solleva stringendomi a se. Non sento niente perché in un attimo tutto è nero.
•
Mi sveglio di nuovo in quella dannata sala d'ospedale, mi guardo in torno e vedo tutto bianco, ancora. Noto il mio ragazzo seduto su una sedia, è in una posizione sicuramente scomoda mentre dorme. Cerco di ricordarmi cosa sia successo, poi tutto riaffiora nella mia mente: l'incidente, il dolore al fianco, Emma che si è fatta più male di me, il dottore che ci dice che Alessandro non c'è più, il nostro pianto disperato, io che corro sul tetto e che urlo, Edo che mi prende in braccio. Ricordo tutto e mi sento vuota.
E: Finalmente sveglia.
G: Ciao.
Dico guardandolo.
E: Cosa ti è saltato in mente?! E da quanto eri fuori sul tetto?! Quando ti abbiamo portato dentro eri congelata.
G: Scusa... Non so cosa mi è preso.
E: L'importante è che tu stia bene.
G: Posso vedere Emma?
E: Non credo sia una buona idea, l'ultima volta sei scappata sul tetto.
G: Ti prego, portami da lei.
Em: Non è necessario, sono qui.
Emma ha la faccia stanca, triste ma sorride lievemente, penso per rassicurami.
G: Dio Emma, mi dispiace così tanto.
Em: Lo so, anche a me, ma la vita va avanti, insomma, se Alessandro fosse nato chissà cosa sarebbe successo, non eravamo tanto pronti per fare i genitori.
G: Ma eri così contenta che lui ci fosse.
Em: Era mio figlio, lo avrei amato da morire, lo amavo già, e sono rimasta distrutta dalla notizia del dottore, ma ora che non c'è più non posso di certo dire che lo volevo quel bambino, è arrivato inaspettatamente, sono sconvolta da quanto è successo, sono sicura che piangerò un sacco ma devo, dobbiamo, vivere la nostra vita, abbiamo solo 16 anni.
Non dico niente e abbraccio la mia migliore, scoppiando di nuovo a piangere.
La mia vita non si fermerà qui, questo sarà l'inizio della mia storia con Edo, e anche se sono distrutta per Alessandro la voglio vivere pienamente.
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Baciami ancora
Fiksi PenggemarUn ragazzo e una ragazza si troveranno, ma cosa succede se una pazza li vuole separare? La loro storia non sarà facile, riusciranno ad avere ciò che più sognano?
