Lui
La musica pompa a un ritmo che conosco ormai piuttosto bene, stasera niente musone e film drammatico del cazzo. Stasera torno ad essere me, stasera torno a fare quello che mi riesce meglio. Dopo aver parlato con alcuni amici, mi sono reso conto che stare dietro ad una ragazzina mi fa' perdere solo tempo, ed io non sono uno a cui piace perdere tempo. Vado dritto al punto io. Ed è per questa ragione che dopo aver adocchiato una mora strafiga dall'altra parte del bancone ho deciso di offrirle da bere.
Adesso, nonostante qualche bicchiere di troppo, sono qui a reggermi in piedi e a fare qualche giravolta sulla pista da ballo con la moretta.
< Come hai detto che ti chiami? > le sussurro all'orecchio.
< Non l'ho detto, > ribatte e mi sorride maliziosa, con uno sguardo che la dice lunga.
< Provo ad indovinare? > le sussurro a fior di labbra, ma a quel punto è troppo tardi per cercare di concentrarmi su qualcosa che non sia la sua bocca morbida al gusto di fragola e alcool che ballano un tango contro le mie.
< Andiamo a fare un giro? > le chiedo non appena prendo fiato.
Annuisce e mi da' le spalle, dirigendosi verso il suo gruppetto di amiche tutte tacchi e gambe mozzafiato.
< Vado a fare un giro con il mio nuovo amico. > Sbotta non appena arriviamo dalle sue ragazze, con piacevole sorpresa noto che Oscar si sta dando da fare con una bionda niente male. Mentre gli altri ragazzi sono tutti impegnati con le amiche della mia nuova amica. Nessuno sembra badare a noi, così ci allontaniamo silenziosamente. Mi rendo conto che è lei a guidare me.
< Dove mi porti, signorina? >
< Qui > sussurra non appena arriviamo davanti la porta del bagno delle ragazze.
< Mi spiace, non mi è permesso entrare qui. >
< Che peccato! > sussurra strattonandomi contro di lei, < mi chiamo Sophie > e la porta del bagno si chiude alle mie spalle, ma a quel punto sono già troppo occupato per rendermene conto.
Il mal di taste è atroce, la confusione è tale da non ricordarmi neppure dove sono e come sono tornato a casa ieri notte o per precisione giusto qualche ora fa'.
Non mi ricordo niente di come si è svolta la serata, non mi ricordo con chi mi sono chiuso in bagno e com'era il viso di quella ragazza tanto carina.
Decido di alzarmi per bere un bicchiere di acqua nella speranza che la mia gola tanto secca torni ad essere una gola come qualsiasi altro essere umano sulla faccia della terra. Afferro una bottiglia di acqua frizzante dal frigo e prendo un bicchiere dalla credenza. Gli occhi si poggiano sul divano, dove un secondo prima c'ero io messo li.
< Aaah! > urlo non appena mi rendo conto della presenza sopra il mio tappeto, la mia mente è improvvisamente sveglia e pronta all'attacco.
< Che cos'hai da urlare? > borbotta Oscar in preda al sonno.
< Sei tu... > soffio con il battito del cuore accelerato < avvisa idiota, mi hai fatto prendere un colpo! >
< Ma sei tu l'idiota! > ribatte, stropicciandosi gli occhi < forse ieri sera eri troppo sbronzo per ricordarti che non hai avuto neanche la forza di accompagnarmi a casa. >
A poco a poco piccole tessere del puzzle prendono il loro posto, mi ricordo di aver fatto colpo con una moretta, di aver passato del tempo in bagno con lei e... poi?
< Che cosa ho combinato dopo che sono stato con quella? > gli chiedo mentre mi accomodo sul divano.
Mi massaggio le tempie con la speranza di attutire il mal di testa, dovrò sicuramente prendere un aspirina per mandare via il dolore.
< Non ti ricordi proprio niente, eh? > intanto Oscar si alza dal pavimento e, stropicciandosi il viso, poggia le spalle al divano.
< Perché la fai tanto lunga? Dimmi com'è andata il resto della serata e basta. >
< Ti sei preso una bella sbronza da ragazzino. Ieri sera sembravi un sedicenne alla sua prima cotta, dovevi vederti amico, continuavi a ripetere il nome di quella li... >
< Sophie? > borbotto perplesso. Perché mai avrei dovuto ripetere il suo nome?
< No, no. Di quell'altra. Il che mi fa' preoccupare, perché ci pensi ancora? >
< Ma di che diavolo stai parlando si può sapere? >
Non mi sono mai piaciuti i giri di parole, mi fanno incazzare, ed Oscar lo sa bene.
< Di te amico, parlo di te. Che non facevi altro che pronunciare "Dov'è Mia?" >
Mi sento impallidire. Sono nella merda più assoluta.
Dopo che Oscar è andato via, mi sono chiuso in bagno e sono rimasto qualche minuto o forse qualche ora, non so, seduto a terra con la testa tra le mani.
A pensare.
A pensare perché lei e solo lei mi faccia quest'effetto che non ho mai sperimentato in tutta la mia vita, per cui non so proprio come diavolo comportarmi. Credevo di aver vissuto già le sciocchezze da adolescente, il rossore sulle guance- che con il tempo ho imparato a mascherare- l'attesa di un suo messaggio, la voglia di vederla.
E non voglio sentirmi dire che questo sia "amore" perché non lo è. Perché il batticuore che ho provato in passato, così lieve e sciocco, l'attesa e la voglia di vedere la ragazza di passaggio, mi hanno sempre portato ad una stupida conclusione, l'amore non esiste.
E non lo dico io, bensì le mie esperienze.
Voglio dire, in qualsiasi libro che io abbia letto -non che ne abbia letti molti- o in qualsiasi film che io abbia mai visto, l'amore ti fa' sognare, ti salva la vita, ti regala emozioni nuove e sensazioni in grado di farti sentire unico. Dicono che ognuno, nel mondo, sia destinato ad incontrare la propria anima gemella. Ma sono tutte stronzate ed io lo so bene.
Nessuno ti aspetta per amore, perché nessuno è capace di tanta attesa. Credo che l'essere umano non sia stato progettato per questo, il nostro corpo non regge e così ci stanchiamo in fretta e, con la stessa velocità, passiamo ad inseguire altri amori effimeri.
Tuttavia dicono che non esiste amore senza attesa ma, la verità è che, ogni persona sulla faccia della terra è troppo impegnata ad amare se stessa piuttosto che accorgersi dei sentimenti degli altri.
L'amore è una gran cazzata, ti fa' perdere solo tempo e farò meglio a dimenticarmi di lei, dei suoi occhi, della sua fragilità nascosta. E' molto più forte di quello che credo e non ha bisogno di me. E io non ho bisogno di lei. Questo non è il nostro film d'amore, questa è la mia vita. Dove non sono previsti gli occhi più belli che io abbia mai visto in tutta la mia vita, lei non è mia. E devo solo imparare ad accettare il fatto che lei non desideri esserlo, né diventarlo.
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Qualcosa di più
RomanceMia ha diciassette anni ed è già stanca di tutto: del posto in cui vive, delle persone che la circondano e di essere considerata la ragazza di Derek Collins, nonostante siano passati anni. Non fa altro che correre, per un infinità di motivi: per ca...