Capitolo 56: Distinguersi

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Lui


    Forse sarebbe ora di smetterla di pensare alle labbra morbide di Mia sulle mie e di ripetermi, secondo dopo secondo, le parole che mi ha confessato poco fa "E' per questo motivo che tu mi piaci, non capisci? Perché tu non sei come lui. Tu sei diverso."

So che questa confessione da parte sua è già una gran vittoria per me per cui, in teoria, non dovrei nemmeno trovarmi sopra questo ring con davanti Derek Collins che non vede l'ora di buttarmi giù. Lui si sa muovere – e la cosa non mi stupisce affatto- al contrario di me, che me ne resto quasi immobile cercando di capire bene quale sia la mossa giusta da fare. Io non sono mai stato un tipo violento, ho sempre preferito il confronto con un dialogo piuttosto che fare a botte e, se non fosse stato per quel pugnetto dato alle elementari (il bimbo aveva fatto piangere Oscar), avrei potuto affermare di non aver mai picchiato nessuno in vita mia. Il che, di conseguenza, non ho mai avuto modo, né tanto meno una ragione, per salire su un ring con le mani rigide e fasciate.

Ma la mia vita si è scontrata con quella di Mia, tempo fa, e questo è abbastanza per spiegare la serie di avvenimenti inaspettati che mi hanno portato qui oggi.

Ma io non ho paura, mai. Anche se in questo momento vorrei tanto aver ascoltato i suggerimenti di Oscar e di tutte le mosse che mi ha sempre suggerito di usare, se mai, mi fossi trovato in una situazione scomoda. Quanto volte gli ho ripetuto che, questo genere di cose, non fanno per me? Sempre e, adesso, mi tocca far appello al mio istinto, come tutte le volte.

Scuoto la testa, come per cacciare via i pensieri, e mi concentro su tutto quello che riesco a ricordare: la miglior difesa è l'attacco. Così, con una scarica di adrenalina, mi lancio su Derek e gli sferro un rozzo pugno sul mento e, la sua violenza sospetta, mi colpisce in un punto che non immaginavo: sul polpaccio. Derek mi scarica addosso un colpo secco di tibia talmente violento da farmi piegare la gamba ma, il mio buon vecchio amico istinto, mi suggerisce che non è proprio il caso di piegarmi in avanti.

Non so per quanti minuti ancora io e Collins ci prendiamo a pugni, so che sto mettendo tutte le mie forze per distruggerlo o, perlomeno, di stare al suo passo. E non mi importa affatto se lui sta comunque avendo la meglio, lo capisco da come sento il mio zigomo sinistro bruciare. Ma, quando gli sferro un pugno allo stomaco e sento il suo respiro spezzarsi per due secondi, sono stupito e soddisfatto di me stesso.

Non lo so da dove mi sia uscita fuori questa violenza, forse l'ho tenuta nascosta per tanti anni e questo è il momento giusto per sputarla tutta fuori.

< Stop ragazzi, basta così. Non voglio ripulire il sangue di nessuno stasera. > Ci interrompe Duke, guardo il timer, solo due minuti e ventisette secondi. Eppure sembravano molti di più.

"Proprio quando stavo iniziando a divertirmi."

Collins si avvicina a me un ultima volta e, con occhi neri e freddi, mi dice < non è ancora finita, Paparino. >

Sorrido < non vedo l'ora. >

Derek mi volta le spalle e scende dal ring con un salto teatrale, tipico da lui, tutti gli fanno spazio per farlo passare.

Per tutto il tempo, mentre ero sul ring, non ho fatto altro che sentire gli occhi di Mia puntati addosso e adesso, finalmente, posso tornare a guardarla. Lei è ancora lì, immobile, che continua a fissarmi con il suo sguardo fiero e ansioso al tempo stesso, le braccia strette al petto e l'espressione zittita.

Mi chiedo se sia fiera di me e, questa domanda, mi spaventa.

< Bambina > la chiamo con il solo movimento delle labbra, certo che non aspettava altro. < Vieni qui > le sussurro, mentre mi siedo sul bordo del ring con le gambe penzoloni e lei ci si infila dentro circondandomi la vita con le braccia.

< Sei stato bravo > sussurra contro il mio petto, mentre io gli accarezzo i capelli e le poggio un leggero bacio sulla nuca.

< Grazie. >

< Ma vorrei comunque che tu non l'avessi fatto, Victor. > Aggiunge seria.

< Ti preoccupi troppo. > Ribatto asciutto.

< Tu non lo conosci come lo conosco io. >

< Che vuoi dire con questo, Mia? >

Mi guarda con la fronte aggrottata e il labbro inferiore sporgente, è adorabile.

< Non volevo permettergli tanto. Non volevo averlo tra i piedi anche questa volta, Victor. >

Il suo pensiero mi stupisce, non l'avevo certo vista in questo modo. < Non accadrà. >

< E invece si, è già successo > la sua voce trema < non capisci? Dopo stasera, gli hai dato il via libera. >

< E allora? > faccio spallucce < che differenza fa, Mia? Sapevamo entrambi che, presto o tardi, questo momento sarebbe arrivato. >

Si strappa improvvisamente da me ed io mi sento mancare. < Smettila! > urla < smettila di dire così, Victor! Non avremmo dovuto farci i conti, questo momento non sarebbe dovuto arrivare mai. Non avresti dovuto permetterglielo! Avremmo dovuto iniziare questa relazione senza alcuna interferenza da parte sua. I miei diritti non contano nulla? Quello che voglio io, non conta niente per te? > ha un tremito < è riuscito a farcela anche questa volta, perché gliel'hai permesso tu. >

< Smettila di dire stronzate Mia, io non gli ho permesso un bel niente. >

Stringe gli occhi nell'espressione più arrogante che le abbia mai visto usare finora. < Ah no, eh? E allora dimmelo, Victor... >

Lancio le mani in alto < dirti cosa? >

< Dimmi che Derek Collins non è il tuo più grande nemico, dimmelo Victor e ti giuro che questa discussione non sarà mai esistita. >

Esito < non posso. >

< Vedi? > sussurra delusa e afflitta < non sono io che continuo a tenerlo ancorato alla mia vita, Victor. Sono gli atteggiamenti come questi che non fanno altro che ricordarmi con che razza di persona ho avuto a che fare per anni, per cui ho perso tempo ed energie. Non voglio nessuno che gli assomigli o che si lasci sopraffare da lui. Tu non sei così, Victor. Cerca di non dimenticartene, per favore. >

E se ne va lasciandomi da solo in silenzio, con il mio torto marcio che puzza di sudore.                                                                                     

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