Fève Délicieuse

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«Che ne dici se andiamo a prenderci un caffè? Tanto qua non iniziano prima di una mezz'oretta almeno.» Propose Taehyung con entusiasmo.
Jungkook lo osservò cercando di dissimulare il proprio stupore e ancora una volta gli sorrise con quegli occhioni neri.
«Va bene signore, tanto non ho nemmeno fatto colazione ora che ci penso.»
Taehyung si alzò di scatto dalla sedia facendo stridere le gambe metalliche sulle mattonelle bianche. Fecero entrambi una smorfia a quel suono fastidioso, poi il fotografo ridacchiò nervosamente.
«Scusa, non me lo aspettavo.» Disse. «Comunque vieni: andiamo al bar del secondo piano. Hanno il cibo migliore del mondo e i loro panini stanno diventando una specie di droga per me.»
Jungkook a quelle parole si mise in piedi più veloce di un fulmine e insieme uscirono dalla stanza.
«Nella mia azienda non ci sono punti di ristoro.» Esordì il modello mentre camminavano verso l'ascensore. «Credo che sia per non far mangiare le modelle, ma non so onestamente.» Ipotizzò pensieroso.
«Ma è una cosa terribile: come fanno durante i pasti allora?» Domandò preoccupato Taehyung.
«Non ne ho idea signore, non ricordo di aver mai visto le ragazze mangiare.» Rispose laconico.
Restarono silenziosi finché non arrivarono al bar, entrambi immersi nei loro pensieri.

Taehyung era rimasto molto turbato dalle parole del ragazzo e rifletteva e rifletteva sulla dubbia eticità di quel settore, sentendosi notevolmente in colpa di farne parte.
Proprio lui che aveva sempre subito bullismo per la sua corporatura, proprio lui che non era mai stato considerato abbastanza "uomo" per il suo fisico minuto, per le sue movenze considerate "da femmina", per la sua sessualità. Provò dispiacere per quelle ragazze e si flagellò per non aver mai sospettato che quei corpi magrissimi fossero malati e sofferenti.
Venerava le donne, tutte loro: le vedeva come creature angeliche da rispettare in ogni loro sfumatura, carattere, peso e forma. Aveva tuttavia sempre dato per scontato che nel mondo della moda esistesse un'unica forma fisica e questo lo turbò. L'aveva sempre accettato passivamente come una sorta di dogma: una falsa normalità sulla quale non c'era bisogno di farsi domande, né di cercare un cambiamento.
Voleva davvero continuare a glorificare quell'idea malsana di corpo?

Jungkook invece, notato come l'altro si era ammutolito di colpo, si stava torturando a pensare che cosa avesse detto di sbagliato per farlo arrabbiare. Mentre gli camminava a fianco, lo guardava per qualche istante a intervalli regolari e trovava il suo bel viso sempre con la stessa espressione corrucciata di chi sta cercando di sbrogliare il bandolo dalla matassa.
Si sentiva come inesistente di fronte a lui in quel momento, avvertiva che il signor Kim non era lì con lui, ma dentro di sé che scavava per trovare qualcosa.
Quei due minuti a piedi che li separavano dall'entrata del bar gli parvero due ore nella situazione di imbarazzo e incertezza in cui era, ma proprio quando si trovavano a pochi passi dalla porta d'ingresso, si voltò di nuovo. Stavolta il fotografo non aveva gli stessi occhi spenti di poco prima, sembrava tornato in sé ed era proprio voltato verso di lui. Si guardarono negli occhi per un breve momento e Jungkook sentì di impazzire dentro quell'intenso sguardo color nocciola, così vivo, così presente.
Entrambi si voltarono avanti velocemente e Taehyung, di qualche centimetro avanti a lui, aprì la porta.
«Eccoci qua.» Disse con la sua rassicurante voce profonda, mentre anche Jungkook varcava quella soglia.
«Prendi pure ciò che vuoi, offro io ragazzo.» Aggiunse con fare sicuro di chi si sente a casa.
«Grazie mille signore, lei è molto gentile.» Rispose inchinandosi a lui. «Prenderò un succo alla pesca.» Aggiunse sorridendogli.
Nonostante fosse più alto di Kim e fisicamente più prestante, si sentiva come un bimbo di fronte a lui, così sicuro nella sua gentilezza da destabilizzare anche il culturista più algido.
«Benissimo, io invece prendo un caffè macchiato signor Yoongi, grazie.» Sorrise a un ometto sulla sessantina con un grembiule bianco, che uscì improvvisamente da sotto il bancone.
«Va bene ragazzo, vi porto tutto al tavolo se volete accomodarvi.» Li avvisò con voce graffiante, mentre iniziava a tramestare alla macchinetta.
«Che facciamo, ci sediamo o consumiamo qui al bancone?» Domandò Taehyung indeciso.
«Per me va bene anche al tavolo signore, tanto abbiamo ancora più di venti minuti.» Osservò Jungkook stranamente cullato dalla presenza dell'altro e sorpreso che una decisione tanto futile gli fosse stata sottoposta. Proprio a lui che non doveva fare altro che seguire ordini in silenzio e proprio dai fotografi.
«Hai ragione ragazzo, andiamo.»

Si sedettero in attesa e improvvisamente quella riunione non sembrò loro più tanto importante, quanto il restare lì a godere l'uno la compagnia dell'altro.

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