-Sei rossa- sussurrò accarezzandomi una guancia, -sei imbarazzata per cosa?- continuò mettendosi alla mia stessa altezza, -sei odioso, lo sai perfettamente perché- ribattei facendolo ridere, -ti sto coccolando, non vedo dove sia il problema- rispose mentre la sua mano vagava sul mio corpo, finendo dove volevo che finisse. Esattamente lì. L'imbarazzo era solo il primo strato, sotto c'era paura, vergogna, ansia e molta felicità. Che poi, lo dico come se dovessi perdere la verginità in questo esatto momento, anche se vorrei fosse così, ma qualcosa mi impediva di assecondarlo.
-Karine- mi richiamò e subito mi ripresi guardandolo negli occhi, -dimmi a cosa pensi- ordinò appoggiando la testa sul mio petto, spostando poi la mano sul mio fianco, -sinceramente? Vorrei che la mia prima volta fosse perfetta, e direi che se dovesse succedere ora lo sarebbe, solo che, ho paura, non smetto di tremare dall'ansia- sbottai e per pochi secondi ci fu silenzio. -Sei vergine?- domandò facendomi sorridere, -col padre che ho, a malapena potevo parlare con un maschio, se no subito quelli che lavoravano per lui iniziavano ad avvicinarsi e mai ho provato a vedere cosa succedeva dopo- spiegai ma mi strinse di più a se, con quelle belle braccia. -Io ti sposo- sussurrò infilando il viso nell'incavo del mio collo, -solo perché sono vergine?- domandai stranita, -perché mi hai raccontato una cosa che ti ha fatto soffrire- mi corresse facendomi annuire, -sono troppo piccola- scherzai, rimediando a quello che avevo appena d'errore, anche se gli avrei risposto di sì, senza tanti scrupoli. -Ti sposo lo stesso- insistette infilando la mano sotto la mia maglietta, non toccando minimamente il reggiseno che indossavo. -Con me non devi avere paura, ansia e essere imbarazzata, io voglio essere per te l'unico con cui puoi fare e dire quello che vuoi, io non ti giudico- iniziò intrecciando le nostre gambe, -e se non sei esperta, sarò felice di farti conoscere cose- parlò vago ma ridacchiai accarezzandogli i cappelli, -cose che farai solo con me- aggiunse sicuro, -non farti film- lo avvertii, anche se, ripeto lo avrei sposato lì in quell'istante; si girò a guardarmi, -Karine Sokolov, ammazzerò chiunque dica di no al nostro matrimonio, io sono serio, ti sposerò-.
-Ho freddo- sussurrai ma si alzò, appoggiò la schiena alla parte posteriore di sedili di dietro, facendomi mettere in mezzo alla sue gambe, -tieni- parlò passandomi la cartina: questo significava che stavamo per fumare. -Che ore sono?- domandò così presi il telefono, -mezzanotte- lo informai sedendomi accanto a lui visto che ero scomoda. Accese la canna prima di uscire al freddo, -facciamo un giro?- chiese facendomi annuire, così uscii, indossai il giubbotto e poi lo seguii.
Stava camminando davanti a me quando gli lanciai una palla di neve in testa; si girò a guardarmi e così scappai, mentre mi inseguiva. Caddi a terra visto che mi prese, ma cadde anche lui, sopra di me.
-Shh- mi zittì e pochi secondi dopo, sentimmo il rumore di una macchina. Si alzò subito e mi aiutò; -hai la pistola?- sussurrò facendomi annuire, -vediamo da lontano chi è, se hanno qualche faccia strana io li ammazzo- mi avvertì e annuii di nuovo.
Ci avvicinammo alla nostra auto finché non riuscimmo a vedere chi fosse, ma era solo una famiglia. Si girò a guardarmi divertito mettendo poi via l'arma: mi accarezzò entrambe le guancie prima di baciarmi. Continuando a camminare riuscì il discorso del sesso; -perché ti fai tutte ste paranoie?- sbottò, dopo che gli avevo ripetuto le stesse cose di prima, -perché almeno lo sai che non so neanche come si inizia- spiegai ma si fiondò sulle mie labbra. Scese fermandosi sul mio collo dove, credo, abbia lasciato qualche succhiotto; -devo continuare?- sussurrò con quella voce che non sto neanche a descrivere, facendomi annuire, con le labbra probabilmente già gonfie. Sorrise appoggiando la sua fronte alla mia, -anche se siamo in mezzo alla neve a congelare?- continuò ma ripensandoci era meglio di no, -se vuoi andiamo in macchina- propose ma lo spinsi, -non mi prendere in giro- parlai sicura facendolo ridere, -però hai visto che ci è voluto poco?- chiese avvicinandosi ma mi allontanai, -ah si?- mi parlò con tono di sfida, -vuoi vedere cosa ti succede se ti prendo?- domandò facendomi annuire, -si fammi vedere- lo sfidai ma, pochi secondi dopo, iniziò a correre e dopo vari minuti di inseguimento mi prese, per fortuna davanti alla macchina. -Vai veloce- commentò mentre cercavo di riprendere fiato, -è l'una- mi avvertì abbracciandomi e mettendosi dietro di me, con un braccio che mi cingeva la vita e uno che mi circondava il collo, -guarda su- sussurrò e quando lo feci, il cielo nero era coperto da strisce verdi, veramente belle.
Rimasi a guardarlo per parecchio tempo finché non sentii il mio telefono squillare; -pronto- risposi, -ei amore, tutto bene?- rispose mia mamma facendomi sorridere, -si bene, voi?- chiesi ma lo sentii baciarmi il collo, -bene dai, tuo fratello scopa come un malato, meno male che tra poco se ne va perché sentirlo è una tortura- sbottò nervosa facendomi ridere anche Igor, -li come va?- continuò con quel tono da cretina, che mi fece diventare subito rossa, -già, come va?- ripeté il ragazzo a bassa voce, ricevendo una gomitata, -sinceramente, è un pó antipatico- inventai guardando la faccia del ragazzo che piano piano ritornava seria, -non è vero dai, che peccato, è anche bello- sentii dire da mia mamma mentre lui iniziava ad arrabbiarsi, -scherzavo, è bravissimo- dissi seria avvicinandomi a lui, ma si era già incazzato.
Molto permaloso.
-Devo andare- avvisai mia madre, che dopo avermi detto che mi voleva bene, chiuse la chiamata. -Stavo scherzando, te la sei presa seriamente?- chiesi avvicinandomi, -sono incazzato- parlò salendo in macchina, facendomi sbuffare, divertita: volevo solo stuzzicarlo un pó.
-Sei arrabbiato veramente?- domandai nel modo più dolce possibile, facendolo annuire semplicemente; ritornati all'hotel, ed entrati in stanza, mi spogliai da tutti quei vestiti, rimanendo in reggiseno e mutande. Nel mentre entrò in camera Igor, che non mi guardò neanche, troppo occupato con il telefono: indossai una maglietta lunga prima di andare a bere un bicchiere di vodka. -Me ne fai uno?- chiese e in pochi secondi gli riempii un bicchiere. Appena arrivò in cucina era in mutande e beh, non sto neanche a dirlo.
-Non è male- commentai guardandolo in faccia, facendolo sorridere, -e tu non sei tanto timida- rispose tirandomi prima di tenermi salda a lui dal culo, -posso essere sincera? Tu mi ispiri parecchio sesso- sbottai guardandolo ma appena comprese c'ho che avessi appena detto mi spinse sul divano prima di mettersi sopra di me.
Mi tolse subito la maglia mentre mi baciava, togliendomi il fiato. La sua mano destra afferrò la mia coscia prima di metterla intorno al suo fianco; scese lungo il collo, e appena arrivò al mio petto mi slacciò il reggiseno, ma dopo sentii una mano infilarsi nelle mie mutande. Ansimai e lui sorrise sopra le mie labbra, -è facile no?- sussurrò baciandomi ma non annuì neanche, aprendo gli occhi e guardandolo. -Vuoi che continuo?- domandò, -si- sussurrai e non se lo fece ripetere due volte.
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Because I don't let you go 3 ||
FanfictionTUTTI I DIRITTI RISERVATI. SEQUEL di, Because I don't let you go. Trovate il primo e il secondo libro sul mio profilo. Se siete qui, o avete letto gli altri due libri o non capite di che sto parlando, quindi andate a leggerli. Spero vi piaccia.
