Alla loro sinistra il viale carrabile scendeva zigzagando con ampie "S" riempite nelle anse con piante grasse e ulivi.
Di fronte a loro si stendeva l'orizzonte nero del mare e un prato all'inglese con un filare di altri ulivi sotto i quali stavano lettini e sdraio, dove varie persone vestite eleganti, alla spicciolata, facevano conversazione.
Il grosso del rumore veniva invece dalla loro destra dove, sulla seconda terrazza, stava una piscina ovale lunga una decina di metri dietro la quale erano disposti tavolini con rinfreschi e un impianto stereo. Nessuno era in acqua e una dozzina di ragazzi vestiti più sportivi rispetto a quelli nel prato sembravano divertirsi molto.
Marco vide al fondo della rampa una colonna di granito sulla cui sommità stava un busto di bronzo di una donna matura; la colonna aveva l'iscrizione: "Anna"; si fermò a vedere.
«È la mia bisnonna», Anna disse mentre poggiava il regalo di Ilaria a un tavolo lì vicino dove stavano gli altri; «il mio bisnonno Aldo le dedicò la villa negli anni venti.»
«È veramente bella; rispecchia il periodo, infatti», Marco la osservò.
Era una costruzione di due piani in stile liberty, color rosa salmone con le persiane alla genovese di un verde brillante; mostrava a loro il lato più corto, circondato da un largo portico con archi semicircolari oltre i quali stava un'unica grande sala dove un'altra dozzina di persone stavano sparse; al fondo si vedeva una parete biblioteca e un pianoforte a coda.
«Vivi qui, Anna?», Ilaria a bocca aperta guardava in giro.
«Solo d'estate», Anna diede una carezza al viso di bronzo, «d'inverno in città.»
«Posso chiederti perché ci hai invitati?»
«La finezza non è il tuo forte, Marco», Anna si guardò intorno, come alla ricerca di qualcuno.
«Diciamo che conosco abbastanza Genova da capire che non entro un posto simile per ciò che sono, ma per ciò che posso dare.»
«E se ciò che sei è anche ciò che puoi dare?», Anna disse distratta, sempre guardando in giro.
«Non capisco.»
«Te lo spiego dopo», all'improvviso sventolò il braccio verso un ragazzo vestito sportivo e urlò: «Walter! Ehi!»
«Ehilà, benvenuti!», Walter indossava pantaloni da vela con una polo che faceva risaltare i suoi muscoli e reggeva un bicchiere con del liquido rosato, «sono loro i trovatelli?»; disse in tono sia scherzoso che cortese e poi posò subito gli occhi su Ilaria.
«Sì, sono Marco e Ilaria, questo è mio fratello Walter», Anna colse il suo sguardo, «non ti raccontavo frottole, vero?»
«No, affatto», Walter sorrise con denti robusti e bianchissimi, continuava a fissare Ilaria ma tese la mano a Marco, «piacere, Walter.»
«Piacere», Marco gliela porse, e Walter quasi gliela stritolò, «uh!»
«Ehi, Marco, non è proprio come te!»
«No, non pensavo avessi un fratello così sportivo, io avevo sempre cinque di ginnastica.»
«Ma dieci in matematica», Anna gli tirò fuori la lingua.
«Dieci no, ma me la cavavo», Marco arrossì.
«Oh, che noia, Ilaria, parlano già di scuola», Walter le andò al fianco e le mise un braccio sulle spalle, «andiamocene là sopra a conoscere un po' di giovani, qui è un mortorio.»
«Marco mio è molto bravo», Ilaria chinò il capo, fece un passo a lato e si tolse dal suo braccio.
«Ma cosa vuoi che succeda a Marco tuo?», Walter sbuffò, «di fianco a mia sorella può solo allungarsi la barba.»
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Dolore e Perdono (Parti I - IV)
RomanceUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...
