Ero tornata a casa dopo il confronto con Adam senza nemmeno sapere come. Prendere i mezzi era per me troppo, avevo messo in conto di farmi una bella passeggiata dal momento che la caffetteria non distava molto da casa mia, tuttavia avevo avuto il batticuore per l'intero tragitto.
Sentivo il respiro affannarsi e il cuore battermi nelle orecchie, non potevo fare passi indietro, non potevo permettergli di buttarmi nuovamente a terra.
Arrivai al bagno cercando di ricordami come si respirava, contavo mentalmente i respiri e nel frattempo mi ricordavo che potevo contare su quelle caramelline che mi avevano aiutato durante questi mesi.
Erano la mia ancora di salvezza, il calmante durante i momenti più bui.
Col tempo avevo cercato di farne a meno, di tenerle di conto solo quando strettamente necessario, ero a San Francisco da circa un mese e ne avevo fatto un uso davvero sporadico, ma in quel momento mi sembravano l'unico modo per non crollare ancora.
Sentivo il corpo rilassarsi piano piano, quasi estraniarsi da tutto il contesto e mi piaceva quella sensazione, mi piaceva non essere nel pieno delle facoltà, così assuefatta, perché sentivo di poter smollare tutto e non dovermi preoccupare di niente.
Sienna mi aveva fatto promettere di smettere, di non fare più affidamento alle caramelline per star bene e io l'avevo fatto, glielo avevo promesso, ma non le avevo dato un tempo. Certamente quel tempo non sarebbe stato adesso.
Quando pensai di potermi abbandonare al riposo sentii il cellulare squillare.
Cercai subito di mettermi sull'attenti, perché sicuramente avrei dovuto rispondere a Sienna e lei avrebbe fiutato tutto immediatamente.
Contrariamente alle aspettative, si trattava di un numero sconosciuto che quasi pensai di lasciar squillare ma ormai mi ero alzata, perciò tanto valeva rispondere.
«Pronto?»
«Kaia, ciao sono Wendy» la voce allegra dall'altro capo del telefono cozzava così tanto col mio stato d'animo.
«Ehi ciao» ero scettica, non sapevo cosa dire e soprattutto, come diavolo faceva ad avere il mio numero?
«Scusami se mi sono permessa di chiamarti, ho chiesto il tuo numero alla ragazza che lavora con te»
Avrei dovuto fare un bel discorsino a Maya
«Non arrabbiarti con lei, l'ho pressata abbastanza ma non sapevo quando ti avrei rivista e volevo organizzarmi per uscire. Non prendermi per pazza ma dopo il modo in cui oggi hai preso le mie difese, senza nemmeno conoscermi, mi sembrava ancora più doveroso farlo» stava parlando a macchinetta e dato il mio stato pietoso, facevo anche fatica a starle dietro ma avevo compreso il perché della sua urgenza.
«D'accordo, possiamo vederci ma organizza tu perché io non conosco praticamente nulla»
Stavo per andarmi ad impelagare in una situazioni ai limiti dell'assurdo.
Mi stavo accordando per uscire con l'attuale frequentazione di colui che solo un anno prima era la mia di frequentazione, ciò implicava vederli assieme, avere un contatto con Adam, cosa che mi ero ripromessa di evitare tassativamente.
«Potremmo andare a pattinare domani pomeriggio, il chioschetto lì vicino fa degli hot-dog sono la fine del mondo»
Adoravo il pattinaggio su ghiaccio, io e Peter ci andavamo spessissimo durante il periodo del liceo ed ero anche discretamente brava.
«Mi sembra una buona idea»
Nonostante lei si mostrasse estremamente cordiale, non riuscivo ad essere espansiva, consapevole del fatto che lei non sapesse chi fossi io e di certo non avrebbe adottato lo stesso atteggiamento in una condizione di chiarezza.
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Bring me to Life
Teen FictionKaia è una ragazza con un trauma alle spalle, vive a Carmel per punirsi, per ricordarsi ogni giorno che a lei è stata concessa un'altra possibilità. Adam odia Carmel più di qualsiasi altra cosa, un terribile evento gli ricorda ogni giorno quanto la...
