46. Kaia

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Erano passati giorni da quando Adam aveva messo piede nell'appartamento in cui vivevo. Giorni in cui avevo fatto finta di essere andata avanti, che tutto andasse bene. La verità era che le cose non andavano bene per niente, sentivo di star regredendo, come se tutti gli sforzi fatti si stessero vanificando.

Mi ero ripromessa di non parlare mai più con Adam dell'incidente e invece era bastato un momento di debolezza per tirarlo fuori in una maniera estremamente patetica.

Cosa aspettavo che mi dicesse? Che andava bene così?

In pochi giorni avevo messo in discussione tutte le scelte che avevo fatto negli ultimi mesi, ero scappata da Carmel perché era diventata troppo stretta, c'erano troppi ricordi, troppi eventi che mi tenevano legata e rimanere lì significava chiedere troppo a me stessa.

Avevo anche pensato di tornare a San Diego, la mia città natale, ma sarei dovuta partire da zero. Trasferirmi in quella città enorme non avrebbe fatto altro che ricordarmi quanto fossi sola, dal momento che mia madre era in giro per il mondo con il suo compagno ricco, mentre mio padre non era più un padre da troppo tempo.

Il capitolo dei miei genitori lo avevo lasciato chiuso tra le pagine del libro della mia vita, non lo avevo mai riletto, pensando in realtà di averlo superato, ma durante questi mesi di sconforto più totale, mi ero resa conto di quanto soffrissi l'abbandono della mia famiglia.

Mia madre aveva sempre desiderato vivere la vita che conduceva, lei non conosceva il sacrificio, nessuno poteva essere il suo primo posto se non lei stessa.

Ecco perché il suo discorso fu "ho trovato l'uomo che mi permetterà di condurre la vita che volevo, se vuoi farne parte adattati, altrimenti sei abbastanza grande per fare la tua vita".

In quel momento avevo Peter e Adelaide, per me non serviva altro, loro erano la mia famiglia.

Non avrei mai immaginato che pochi anni dopo, anche la famiglia che mi ero scelta mi avrebbe tradito.

Adelaide sapeva tutto, ogni giorno mi guardava varcare la soglia di casa loro con i sensi di colpa che mi mangiavano, e mai nemmeno una volta, aveva pensato fosse giusto dirmi la verità.

Capii che per quanto li ritenessi la mia famiglia, in realtà non lo erano, lei avrebbe sempre scelto suo nipote.

Da qui la decisione di trasferirmi a San Francisco, dove avevo quanto meno un appoggio abitativo e con la promessa che presto non sarei stata più sola.

«Sei sempre con la testa tra le nuvole»

Ritornai sulla terra sentendo le parole di Maya, che in realtà mi ero sentita dire troppe volte.

«Sì, scusa è che ho dormito poco»

Avevo usato questa scusa per tutte le altre volte in cui mi aveva ripetuto quanto fossi distratta, non era del tutto sbagliato dato che non dormivo da giorni, visti gli incubi.

«Sei sicura di stare bene?»

Non feci nemmeno in tempo ad elaborare la bugia che ci trovammo davanti le sagome di Wendy, Davin e Adam.

Sembravano il classico trio dei popolari nei licei americani, nonostante fosse evidente che Adam avesse qualche anno in più di loro.

Se Wendy si era ripresentata al bar nei giorni successivi alla nostra uscita, Adam era completamente sparito dalla mia vista. Avevo iniziato ad abituarmi ed apprezzare la sua assenza, perciò averlo davanti agli occhi mi provocò uno scompenso che mi dovetti imporre di camuffare.

Lasciai la tazzina che stavo pulendo, le mani avevano preso a tremare e non volevo dare nell'occhio.

«Cenerentola, che piacere vederti»

Bring me to LifeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora