Ero atterrata a Monterey da pochi minuti, aspettavo che Noah arrivasse per portarmi a Carmel.
Il sentimento che provavo nel trovarmi di nuovo tra quei paesaggi era contrastante.
Non sentivo di essermi ambientata a San Francisco, non avevo legami affettivi tantomeno una routine che mi sarebbe mancata eppure sapere che forse non ci avrei messo più piede, mi lasciava un senso di vuoto e malinconia, come se tra quei palazzi giganti avessi lasciato la cosa più cara che possedessi.
Non volevo interrogarmi sul perchè di quella sensazione, dato che arrivare ad una risposta non mi avrebbe fatto bene.
Il clacson della macchina di Noah mi risvegliò dal paese delle meraviglie ricordandomi dove fosse e soprattutto perchè mi trovavo a Carmel.
«Eccolo qui il mio scricciolo»
Il viso felice di Noah e le braccia aperte che mi invitavano a fiondarsi, furono una boccata d'aria.
Accolsi l'invito correndo tra le sue braccia che mi accolsero e mi sollevarono da terra.
«Sono così felice di vederti» gli sussurrai all'orecchio con voce emozionata.
Vedere Noah significava rivedere anche Sienna e Anita e questo voleva dire che ero tornata a casa, non inteso come concetto materiale. Ero tornata nella mia casa del cuore, con la mia famiglia del cuore e sentivo finalmente di provare un sentimento di pace.
«Anche io sono felici di vederti. Adesso sbrighiamoci che Sienna non vede l'ora di stritolarti»
Salii in macchina con la solita sensazione d'ansia ma di lui mi fidavo ciecamente. Riuscivo a distrarmi e non pensavo al fatto che quella su cui ero seduta si sarebbe potuta trasformare in una trappola mortale da un momento all'altro.
«Signorina, credo tu mi debba raccontare un pò di cose» mi canzonò Noah e capii immediatamente a cosa si riferisse o meglio a chi.
«Non c'è molto da raccontare. Un giorno è entrato nel bar dove lavoravo, assieme ad un'amica e da lì è capitato di vederci qualche volta» raccontai vaga, non perchè volessi tenere Noah all'oscuro ma perchè non volevo mi aiutasse ad analizzare ciò che avevo vissuto a San Francisco.
«Ah tutto qui. E qualche visita sporadica ti hanno portata a chiedermi il suo indirizzo di casa perché, cito testualmente, avevi bisogno di lui?» Non mi stava giudicando o prendendo in giro, stava solo usando quel suo maledetto modo per portarmi a dire esattamente ciò che voleva dicessi.
«Era l'unica persona vicina che avevo in quel momento. L'unico che poteva sapere di cosa stessi parlando e cosa mi portassi dentro, avevo bisogno di lui o sarei precipitata ancora»
Era una mezza verità, sicuramente la versione più credibile e cinica ma non la più reale.
Ero andata da lui perché sentivo un bisogno fisico di averlo al mio fianco in quel momento, anche se ero certa non mi avrebbe compresa fino in fondo, anche se non ne avrei ricavato nulla. Quello di cui avevo bisogno rimaneva semplicemente lui.
Non indagò oltre, si limitò ad accogliere le mie parole e credermi.
«Avrei voluto vedere la sua faccia quando ti ha rivista, credevo che quel giorno sarebbe stato qui a Carmel ed io sarei stato presente»
«Stava scappando dal bar» mi venne da sorridere al pensiero.
«Cosa? Kaia devi raccontarmi tutto» mi pregò come un bambino e accolsi volentieri la richiesta, così da spostare la conversazione su argomenti più leggeri.
«Purtroppo non ho visto la sua faccia nell'esatto momento in cui mi ha vista perché stavo prendendo le ordinazioni, ma ho sentito la sua amica chiamarlo a voce alta, mi sono girata e lui se la stava dando a gambe»
STAI LEGGENDO
Bring me to Life
Teen FictionKaia è una ragazza con un trauma alle spalle, vive a Carmel per punirsi, per ricordarsi ogni giorno che a lei è stata concessa un'altra possibilità. Adam odia Carmel più di qualsiasi altra cosa, un terribile evento gli ricorda ogni giorno quanto la...
