49. Kaia

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Avevo continuato a vagare senza una meta precisa, mi ero persa a guardare le altre persone, ad immaginare le loro vite. Mi ero chiesta cosa si portassero dentro gli altri, se anche loro camminavano senza una destinazione, solo perché andare a casa li spaventava.

In quel momento, per me, vacare la soglia significava fare i conti con una realtà di cui non volevo essere a conoscenza. Avevo un brutto presentimento ma ero cosciente del fatto che non potevo scappare ancora.

Inserii la chiave nella toppa, con il respiro accelerato ed una sensazione d'angoscia.

«Forza Kaia, puoi affrontare anche questo»

Dopo la dose di coraggio che cercai di darmi, fallendo miseramente, presi il cellulare dalla borsa e cercai il nome di Jordan, il quale purtroppo rispose dopo pochi squilli. Sembrava quasi mi stesse aspettando.

«Kaia, devi darmi delle spiegazioni»

«Ciao anche a te Jordan»

«Ciao Kaia. Adesso che abbiamo passato i saluti, dimmi cosa diavolo sta succedendo» era arrabbiato e potevo capirlo, non avevo detto niente a nessuno del fatto che avessi rivisto Adam, nemmeno a Sienna e sicuramente avrei dovuto fare i conti anche con quello.

«A cosa ti riferisci?»

«Kaia, non sto scherzando»

«È possibile che io abbia incontrato Adam qui a San Francisco» sganciai la bomba, andandomi a sedere sul divano perché mi pareva chiaro che la conversazione si sarebbe protratta per le lunghe.

«Kaia, santo cielo, come è possibile che in una città enorme come San Francisco, tu ti sia casualmente imbattuta in lui?» Stava mettendo in dubbio la mia buona fede e se non mi fossi sentita piccata, dati i precedenti, probabilmente comprenderei anche i suoi dubbi.

«Jordan, non mi perderò in troppe spiegazioni. Lavoro nel bar vicino all'accademia dove studia, è capitato che lui sia passato assieme ad un'amica e ci siamo incontrati. Questo è quanto, se vuoi credermi bene, altrimenti è un problema tuo» spiegai risolutiva e con poco margine di dialogo. L'avevo chiamato per parlare di Adelaide, non per farmi psicanalizzare.

«D'accordo ti credo, ma capisci anche me, ti ho vista soffrire per lui e poi sento la sua voce al telefono è stato uno shock»

«Lo comprendo, e proprio in virtù di questo ti sto dando delle spiegazioni, perché altrimenti credimi che non avrei perso tempo a giustificarmi, mi consoci. Ti chiedo solo la cortesia di non dire nulla a Sienna, le parlerò io»

Non volevo che Sienna sapesse tramite Jordan del mio incontro con Adam. Il fatto che non mi avesse detto niente, implicava che anche Adam aveva scelto di tenerlo all'oscuro, probabilmente per non ricevere pressioni o semplicemente perché non lo reputava rilevante.

«D'accordo, non dirò nulla ma tu non abbassare la guardia»

Permettere alle persone di entrare nelle tue questioni aveva il risvolto della medaglia, perché se da un lato avere il conforto era una salvezza, d'altro lato non sapevano quando era il caso di farsi da parte e si arrogavano il diritto di continuare a consigliarti l'ovvio. Era facile dirmi di stare attenta, di non lasciami condizionare, lo sapevo anche io che dovevo stargli alla larga. Ma poi, a conti fatti, ci sarei riuscita?

«Adesso che abbiamo chiarito, parliamo invece della questione per cui ti ho chiamato. Adelaide, come è arrivata a te?» Quella era la domanda che mi ronzava in testa da tutto il giorno.

«È stata una casualità. Era passata al Four Roses e non ha trovato né Noah né Sienna, così si è rivolta a me. Mi ha chiesto se ti conoscessi e voleva sapere dove fossi»

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