Quella mattina non avevo accompagnato Wendy al bar, ormai aveva scelto la sua alternativa a quello dell'accademia, che era ancora in ristrutturazione, e realizzai con amarezza che avrebbe continuato ad andare lì anche una volta che avrebbe riaperto.
Il destino aveva scelto di giocarmi l'ennesimo brutto scherzo.
San Francisco contava più di ottocento mila abitanti e guarda caso la ragazza con cui uscivo, aveva deciso di andarsi a sedere proprio nel bar dove lavorava l'unica persona che mai avrei voluto vedere, e ciliegina sulla torta andavano pure d'accordo l'una con l'altra.
Esisteva punizione peggiore?
Non credevo nel caso, del destino o nelle coincidenze ma era assurdo che per la seconda volta io e Kaia ci fossimo incontrati quasi d'obbligo, come se ci fosse un filo tra noi che prima o poi ci tirava verso l'altro.
Ecco perché avevo deciso di andare direttamente in accademia senza fermarmi al bar. Non volevo vederla, soprattutto non volevo farlo dopo ieri pomeriggio e la grandissima forza di volontà che avevo usato per non imporle di venire in macchina con me e andare a casa.
San Francisco non era Carmel, i tragitti erano più lunghi, le probabilità di finire nei guai statisticamente più alti e Kaia aveva la tendenza a finire nei guai.
Tuttavia il modo in cui aveva riso e scherzato con Davin per tutto il pomeriggio rimanendogli avvinghiata mentre pattinavano, è stato sufficiente per ricordarmi che non era più una mia preoccupazione e che se aveva scelto di vivere a San Francisco, doveva prendersi tutti i rischi.
Del resto se mamma chioccia le aveva permesso di stare qui da sola, significava che era capace di farlo.
«Ciao, Adam»
La voce squillante di Wendy mi riscosse dai pensieri e focalizzati la sua sagoma longilinea e fanciullesca.
Mi abbassai di poco in modo da permetterle di lasciarmi un bacio sulla guancia, unica concessione pubblica che le avevo permesso. Quello che facevamo tra le mura di casa rimaneva là, fuori non mi sarei prestato ad effusioni, e a malincuore Wendy ne aveva preso atto.
«Oggi tu e Kaia avete avuto la stessa idea»
Difficile arginare i pensieri sulla ragazzina se Wendy continuava a metterla in mezzo.
Non avevamo un rapporto di una valenza tale per cui lei dovesse sapere il passato tra me e Kaia, ma non potevo negare che questa situazione mi metteva leggermente a disagio.
Cercai quindi di mostrarmi interessato a ciò che mi stesse dicendo, e non potevo negare che in piccola percentuale lo fossi davvero.
«Cosa intendi?»
«Maya mi ha detto che non si è presentata a lavoro» mi raccontò tranquillamente mentre percorrevamo i corridoi dell'accademia.
«E non si sa come mai?»
«No, a quanto pare noi siamo stati gli ultimi ad averla sentita»
Sentii una leggera sensazione di preoccupazione sgomitare per prendere il sopravvento. Le sparizioni di Kaia erano cosa nota e prontamente Sienna cercava di incutermi il suo stato di apprensione. In quel momento non ci fu nemmeno bisogno della bionda.
Per un anno non mi ero preoccupato di come stesse o cosa facesse, non era più un problema mio.
In quel momento sentivo la sensazione opposta.
L'avevo vista andare via, ero consapevole che fosse andata a piedi perché, a quanto pare, aveva ripreso a girovagare senza prendere mezzi di trasporto.
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Bring me to Life
Teen FictionKaia è una ragazza con un trauma alle spalle, vive a Carmel per punirsi, per ricordarsi ogni giorno che a lei è stata concessa un'altra possibilità. Adam odia Carmel più di qualsiasi altra cosa, un terribile evento gli ricorda ogni giorno quanto la...
