55. Adam

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Avevo passato una nottata del cazzo, gli occhi non si erano chiusi per mezzo secondo.

Le parole di Kaia mi rimbombavano nella testa. Il modo in cui si era addolcita quando le avevo parlato di come mi sentissi nei confronti di mia sorella, il modo in cui era bastato parlare di quei soldi per capovolgere tutto l'umore.

Avevo visto la risoluzione nei suoi occhi mentre mi cacciava via, come se avesse appreso con fermezza che quella fosse la scelta più giusta.

Poteva stare tranquilla che non l'avrei chiusa là.

Non potevo negare che per un millesimo di secondo mi era passata l'idea di mandare tutto al diavolo e andarmene di nuovo. Avevo avvertito però una sensazione strana, come se qualcuno mi stesse sussurrando all'orecchio di non andarmene, di continuare a stare qui.

Come mi sarei comportato però non ne avevo idea. Ero abbastanza orgoglioso da trovare difficoltà nel tornare da lei dopo il modo in cui mi aveva cacciato. Allo stesso tempo se avevo deciso di rimanere, dovevo pur muovermi in qualche modo.

Quella mattina ero uscito a fare una passeggiata per schiarirmi le idee e dopo aver percorso più volte il tratto del lungo mare, mi ero deciso a tornare indietro e fare colazione insieme ai miei amici. O data l'ora sarebbe stato più corretto dire pranzo.

Mi ero schiarito le idee? No.

Il fastidiosissimo scampanellio annunciò il mio rientro in un bar quasi vuoto. I visi funerei dei miei amici si voltarono verso di me, come se aspettassero una notizia da parte mia. Cosa volevano adesso?

«Vi prego non accoglietemi con tutto questo entusiasmo» ironizzai mentre mi dirigevo alla machinetta del caffè per prepararmene uno.

«Sei per caso andato da Kaia?»

Imprecai mentalmente. Mi sembrava di essere tornato indietro nel tempo, a tutte le volte in cui Sienna si era trasformata in mamma chioccia e voleva sapere da me come stesse il suo pulcino.

Mi girai con l'intenzione di rispondere col mio solito tono, ma bloccai ogni malevola intenzione quando incrociai gli occhi terrorizzati di Sienna, che erano poi specchio di quelli di Noah.

«No, ero in giro a fare una passeggiata» spiegai con tono calmo, anche se l'energia che emanavano era del tutto negativa e stavano mandando in paranoia anche me.

«Noah»

Sienna si voltò verso il suo compagno chiamandolo come fosse una preghiera. La paura le aveva bloccato in gola qualsiasi altra parola.

«Sienna cerca di calmarti. Adesso andrò a casa sua» nonostante il tentativo, Noah era il primo a non essere calmo.

Con frenesia cercò le chiavi della macchina e si mise frettolosamente la giacca. Stava andando tutto troppo veloce ed io non volevo rimanere indietro.

«Noah, vengo con te»

Mi guadagnai uno sguardo strano, se da un lato dopo ciò che ci eravamo detti non ero la prima persona che voleva con sé, dall'altro era così spaventato da necessitare un aiuto.

«Non ti sto facendo una domanda» sottolineai.

«Non c'è tempo da perdere»

In pochissimi minuti eravamo già in macchina e sentivo il bisogno di capirci qualcosa.

«Sienna ha provato a chiamare Kaia senza ottenere risposta» Noah iniziò a parlare. La voce spezzata, come se fosse bloccata da un groppo.

«Le avevamo concesso di vivere la sua vita con la promessa che avrebbe risposto a qualsiasi nostra chiamata o messaggio e di avvertirci nel caso non sarebbe stata reperibile. Kaia ha sempre mantenuto la promessa» finì di spiegare, cercando di darmi una visione sul perché fossero così preoccupati.

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