Trovarmi Adam alla porta era qualcosa che mi aspettavo.
Era sparito per l'intera giornata, si era isolato da tutto rimanendo solo con i suoi pensieri e sapevo che quando aveva racimolato le idee sarebbe venuto a bussare alla mia porta.
O quanto meno ci speravo, perché l'altra opzione era che prendesse il primo volo per tornare a San Francisco e sarebbe stato duro digerire un altro atto di vigliaccheria.
«Dobbiamo mettere in chiaro un pò di cose» era serio come poche altre volte lo avevo visto.
Potevo leggergli anche della tensione in viso, che sentii subito addosso anche io.
Dal momento in cui avevo ripreso ad avere un dialogo con cui, avevo immaginato che sarebbe arrivata la resa dei conti e dopo il bacio che ci eravamo scambiati e su cui avevo fantasticato per le ore successive, ero ancora più certa che questa resa si sarebbe anticipata.
Mi scansai per permettergli di entrare, chiudendomi la porta alle spalle, e rendendomi conto solo in quel momento di ciò a cui stavo andando incontro.
Non ero pronta a parlare con lui, a dirgli tutto e ricevere il suo giudizio. Entrai in difensiva, chiudendomi a riccio.
«Chi ti dice che io abbia voglia di mettere in chiaro le cose?»
A quella provocazione si voltò di scatto incatenandomi con uno sguardo freddo e serio, di quelli che non ammettevano repliche.
Sentivo il cuore scalpitare e il respiro farsi pesante, volevo che uscisse ancor prima che aprisse bocca.
Non volevo farmi vedere da lui nel mio stato più vulnerabile.
«Non ho voglia di fare giochetti Kaia, sono serio» e il tono rendeva perfettamente le sue parole.
Mi sentii come una bambina rimproverata che sentiva il bisogno di nascondersi dagli sguardi degli altri. In questo caso, dal suo.
«Attenzione, Adam Evans ha deciso che dobbiamo parlare, quindi tutti zitti ad assecondare sua maestà» beffeggiai con rabbia, consapevole che questo mio atteggiamento lo avrebbe infastidito oltremodo.
«Kaia»
«Kaia cosa? Dov'eri quando io volevo parlare? Quando volevo spiegarti come stavano le cose. Dov'eri Adam? Te lo dico io. Eri su un aereo per San Francisco»
Forse litigare per bene, una volta per tutte, poteva rivelarsi una buona idea, dopotutto.
«Ancora con questa storia, tutti bravi a fare i moralisti ma nessuno di voi si è mai chiesto il perché del mio gesto» si stava palesemente arrampicando sugli specchi, e potevo affermarlo con certezza visto il modo in cui arruffava quei poveri capelli.
«Sentiamo Adam, perché saresti scappato via come un codardo?» Incrociai le braccia invitandolo a parlare con fare indisponente.
Ero contenta che tutto il timore che avevo provato inizialmente si stava trasformando in pura rabbia.
«L'ho fatto per te»
Scoppiai a ridergli in faccia nel sentire quell'enorme cazzata.
«Stronzate Adam. L'hai fatto per te. Perché sei fatto così, tu o discuti fino a ferire gli altri oppure scappi, perché il tuo orgoglio non ti permette di dialogare e chiarire. Sei completamente inaffidabile. Quando qualcuno ha bisogno di te, tu non ci sei mai»
Ci stavo andando giù pesante, ne ero consapevole ma non potevo dimenticare. Oltre ad aver abbandonato me, aveva lasciato anche i suoi amici nonostante si fosse preso un impegno.
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Bring me to Life
TeenfikceKaia è una ragazza con un trauma alle spalle, vive a Carmel per punirsi, per ricordarsi ogni giorno che a lei è stata concessa un'altra possibilità. Adam odia Carmel più di qualsiasi altra cosa, un terribile evento gli ricorda ogni giorno quanto la...
