Dopo ogni confronto con quella malefica ragazzina ne uscivo con uno degli umori peggiori di sempre, ed era davvero difficile riuscire a mettermi di un umore peggiore di quanto già non fossi di mia indole.
Se da un lato avere a che fare con lei mi innervosiva ai massimi livelli, d'altro canto non potevo essere cieco davanti alla sua condizione.
Non potevo dire di conoscerla bene ma potevo sicuramente affermare che non fosse più la persona che avevo conosciuto, ogni volta aggiungevo un tassello in più a questa consapevolezza.
Dovevo essere onesto e ammettere che c'erano stati dei frangenti in cui mi era passato per la mente di chiamare Sienna e farmi raccontare tutto per filo e per segno, mi sentivo in dovere di saperlo in quanto forse era una mia responsabilità la sua presenza qui, dato che i miei amici l'avevano scaricata come un pacco.
Poi ritornavo in me e mi ricordavo che conoscere i i fatti implicava farmi carico di qualcosa che di fatti non volevo. La ragazzina doveva rimanere fuori dalla mia vita, su questo sembravamo entrambi d'accordo.
Non abbassava mai la guardia quando mi stava vicino, percepivo l'insofferenza che provava nei miei confronti e da persona orgogliosa qual ero, mi comportavo di conseguenza.
Più lei si mostrava insofferente e più io mi sentivo legittimato ad inferire.
Era ormai tardo pomeriggio e come promesso ero arrivato al parco vicino l'accademia dove mi sarei visto con Wendy, che al momento si mostrava ai miei occhi come un piccolo problema.
Sapevo di non essere sufficientemente lucido da gestire i rapporti interpersonali quando avevo altri pensieri per la testa, ancor peggio se questi rapporti dovevano essere di tipo romantico.
«Adam, finalmente sei arrivato»
L'entusiasmo con cui mi accolse e mi corse incontro mi fecero sentire leggermente in colpa, perché non potevo dire di ricambiare. Se avessi potuto scegliere sarei stato volentieri sul divano di casa mia a pensare altri modi per infastidire la ragazzina.
«Per una volta sei tu che hai aspettato me» le scompigliai i capelli come se fossa una piccola sorellina, non di certo come due che scopano regolarmente.
«Touchè. Ma in questi giorni ci siamo visti poco e mi sei mancato»
Si atteggiò con fare smorfioso e malizioso, tipico suo quando voleva farmi capire cosa le mancasse di me.
Era difficile definire il nostro rapporto, ci vedevamo spesso, facevamo sesso, uscivamo insieme ma ero comunque certo del fatto che non l'avrei definita la mia fidanzata.
Banalmente potevamo essere visti come amici con benefici e forse se proprio volevamo darci un'etichetta potevamo scegliere quella, ma entrando nello specifico non potevo definirla neppure un'amica, dal momento che di me sapeva poco e niente.
«Wow mi aspettavo un pò più di entusiasmo»
«Hai ragione, scusami» mi sarei potuto impegnare di più, magari dicendole che mi mancava anche lei ma sarei stato un bugiardo.
«Senti, Adam, ho bisogno di parlarti» sentii una marea di campanelli d'allarme suonarmi nelle orecchie.
«Si tratta di Kaia»
Perfetto, doveva essere una persecuzione quella per cui tutte le persone che mi stavano intorno, avevano la tendenza a renderla protagonista anche quando non era presente.
«Cosa c'entra quella ragazza adesso?» Il tono esasperato non dovette giocare a mio favore, sembrava quasi che avessi avvalorato una teoria che evidentemente Wendy non vedeva l'ora di espormi.
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Bring me to Life
Teen FictionKaia è una ragazza con un trauma alle spalle, vive a Carmel per punirsi, per ricordarsi ogni giorno che a lei è stata concessa un'altra possibilità. Adam odia Carmel più di qualsiasi altra cosa, un terribile evento gli ricorda ogni giorno quanto la...
