Mi trovavo appoggiato al muro accanto al portone della casa dove stava Kaia.
Se mi avessero chiesto il perché avrei risposto che non lo sapevo. O meglio, avrei detto di farvi i fatti vostri perché non vi era dato saperlo.
Ancora una volta, l'ennesima, parlare con Kaia aveva insinuato un tarlo nel mio cervello.
Quella ragazza aveva da sempre il potere di darmi uno spunto su cui ragionare.
Non avevo mai davvero fatto i conti su come realmente lei avesse vissuto quel trauma, per me il massimo che aveva subito riguardava il non riuscire a sedersi su una macchina, per il resto ero stato abbastanza superficiale da non preoccuparmene.
Non potevo però negare che avevo scoperto tanti retroscena riguardo l'incidente, che mi avevano spinto ad essere ancora più menefreghista. Non avevo mai sentito l'esigenza di confrontarmi con lei, per me bastava la versione che avevo ascoltato da mio padre, ma dopo il suo sfogo avevo rimuginato abbastanza sul fatto che, sapere anche la sua versione, poteva essermi d'aiuto.
«Adam, cosa ci fai qui?»
Sobbalzai nel sentire la voce di Kaia a pochi passi da me.
Indossava una felpa viola un pò troppo grande per quel corpo smagrito, i capelli legati in due trecce che mi permettevano di guardarle il viso pulito e impeccabile, macchiato solo da quella piccola cicatrice bianca a cui non avevo mai dato troppo peso ma che in quel momento odiavo.
«È inquietante fissare le persone senza dire niente»
Si portò le mani ai fianchi in una postura di rimprovero e la trovai tremendamente carina, con il naso corrucciato e la spruzzata di lentiggini che lo coloravano.
«Ti stavo aspettando» il tono mi uscì più morbido di quanto volessi. Mantieni del contegno Adam!
«E posso sapere come mai?»
«Stai andando a lavoro?» Mi piaceva molto aggirare le sue domande, perché tutte le volte alzava gli occhi al cielo e si mordeva il labbro per non mandarmi al quel paese.
«No, oggi non lavoro. Tu piuttosto non dovresti essere in accademia?»
«Oggi non mi andava»
Rimanemmo in silenzio per dei secondi, era imbarazzata e indecisa se lasciarmi lì o continuare la conversazione, per capire effettivamente perché fossi fuori da casa sua.
Quel tentennamento fu per me il via che mi permise di portare avanti ciò che volevo. La Kaia di alcuni giorni fa mi avrebbe insultato e poi lasciato da solo come uno stupido, forse qualcosa era cambiato anche per lei.
«Ti va se andiamo a fare colazione insieme? O stavi andando da qualche parte?»
«No, io ero uscita per fare una passeggiata» non era del tutto convinta, aveva sicuramente una meta che però non voleva dirmi.
Poco male, avrei rallentato i suoi piani.
«Deciso allora, andiamo a fare colazione»
Se solo Wendy mi avesse sentito essere così propositivo quando lei doveva pregarmi ogni mattina, con l'alta probabilità di ricevere un rifiuto. Cosa che poi era successa giusto poco prima, quando le avevo detto che non sarei andato in accademia e che ci saremmo sentiti una volta uscita.
Ci incamminammo verso lo Starbucks più vicino, in uno strano silenzio. Percepivo la sua smania di farmi qualche domanda, Kaia aveva la tendenza ad analizzare ogni cosa, ed ero certo che il mio comportamento le avesse dato molto a cui pensare.
«Alla tua fidanzata non dà fastidio che esci a fare colazione con me?» Domandò genuinamente.
Non aveva l'intenzione di provocarmi, la conoscevo abbastanza da poterlo affermare. Era sinceramente curiosa.
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Bring me to Life
Genç KurguKaia è una ragazza con un trauma alle spalle, vive a Carmel per punirsi, per ricordarsi ogni giorno che a lei è stata concessa un'altra possibilità. Adam odia Carmel più di qualsiasi altra cosa, un terribile evento gli ricorda ogni giorno quanto la...
