57. Adam

18 1 0
                                        


Arrivai a Monterey in un tempo decisamente inferiore rispetto a quello stimato.

Avevo fretta di accertarmi che Kaia si fosse svegliata, al contempo sentivo ammontare una sensazione di ansia e tensione.

Avevo avuto modo di fare i conti con le mie emozioni. Vivere la paura di perderla, vederla priva di sensi sul pavimento e leggere i suoi pensieri per tutti i mesi che eravamo stati distanti, aveva inevitabilmente fatto crescere in me una profonda realizzazione.

Ero innamorato di lei.

Irrimediabilmente, totalmente e senza via d'uscita.

Questa consapevolezza mi riempiva il cuore e mi terrorizzava allo stesso tempo.

Cosa avrei dovuto fare? Come avere dovuto dirglielo?

Non sapevo se dovessi creare una situazione, se mi fosse uscito spontaneamente.

Mi sentivo in dovere di dirglielo ma allo stesso tempo non sapevo quando farlo.

Non ero affatto pratico di queste situazioni. Non mi era mai capitato di dirlo, semplicemente perché non avevo mai dovuto fare i conti con un sentimento del genere.

Avrei chiesto a Noah, lui se ne intendeva sicuramente più di me.

Lo stesso Noah che trovai seduto su una delle sedie del corridoio, che ormai conoscevo fin troppo bene.

«Noah. Pensavo fossi dentro»

«Ti stavo aspettando, volevo fossi tu il primo ad entrare» mi sorrise. Aveva il viso stanco ma nettamente più disteso rispetto a questi giorni.

Gli andai incontro abbracciandolo, in un altro gesto non da me. Ciò che avevo vissuto in quelle ore era stato intenso, avevo capito che non c'era tempo da perdere e che dovevo coltivare con cura i rapporti con le persone a cui volevo bene.

E a Noah volevo un bene dell'anima.

«Adesso vai, sono sicuro che stai fremendo. Io vado da Sienna, torneremo domani mattina» annuii concorde e poi ci salutammo. Non prima di avermi rinnovato gli auguri di compleanno.

Ad un passo dalla porta sentii il corpo fremere, ero emozionato e privo di qualsiasi forma di spavalderia.

Avrei voluto entrare e fare una delle mie solite battute e invece nel momento in cui aprii la porta e i suoi occhi incrociarono i miei, rimasi quasi paralizzato.

«Ehi» l'unico sussurro che uscì dalla mia bocca, forse nemmeno mi aveva sentito.

«Adam» era sorpresa di vedermi là.

Mi avvicinai lentamente puntando alla sedia di fianco al letto, avevo necessità di sedermi.

Per qualche istante nessuno dei due disse una parola. Ci prendemmo del tempo per guardarci.

Nonostante la ricordassi perfettamente, realizzai quanto mi fosse mancata, quanto l'idea di poterla osservare ancora mi era mancata.

Sembrava ancora più piccola in quel letto d'ospedale, con una flebo nella mano, le labbra screpolate dal freddo e il viso provato.

Nonostante tutto era bellissima.

«Non mi dire che Sienna e Noah ti hanno chiamato per farti tornare» l'idea doveva essere quella di rimproverarci, ma il tono era talmente flebile, che non risultò affatto intimidatoria.

«Non sono mai andato via, sono rimasto qui» le spiegai tranquillamente.

«Come? Da quanto sono qui?» Si stava agitando e lo capivo. Si era da poco svegliata e doveva avere una grossa confusione in testa. Mi premurai di spiegarle cosa fosse successo.

Bring me to LifeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora